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Zaia: «Al Veneto l’energia come a Trento e Bolzano»

Il governatore: niente guerre coi vicini, neppure col Friuli che si prende Sappada. «E Roma non potrà negarci la concessione che ha fatto alle Province autonome»

LONGARONE. Nella “capitale” dell’acqua, oltre che del gelato, a Longarone, Luca Zaia, presidente del Veneto, invita ancora una volta a non fare la guerra contro le Province autonome, nemmeno contro il Friuli Venezia Giulia che si sta portando via Sappada, ma sollecita i bellunesi ad un supplemento d’impegno per l’autonomia regionale. Che tra le priorità avrà anche l’energia, come lo steso Zaia si è impegnato ieri a portare avanti nella trattativa con lo Stato.

Lei non si preoccupa se Trento e Bolzano conquistano supplementi di autonomia, adesso addirittura le centrali idroelettriche ex Edison?

«Io non sono preoccupato dell’autonomia degli altri o dei sorpassi degli altri. Li definirei buoni viatici per noi, che in questo modo possiamo chiedere la stessa autonomia, scritta in Costituzione: 23 materie sulle quali negoziare, e noi negoziamo sulle nostre 23 materie».

Ventitré e non una in meno?

«Non una in meno. Mi lasci dire, però, che abbiamo trovato disponibilità dall’altra parte e, quindi, siamo fiduciosi».

Nella competenza dell’ambiente è inserita anche l’energia. Chiederete a Roma quanto è stato appena consegnato a Trento a Bolzano?

«Dico subito che noi dobbiamo avere un buon rapporto coi nostri vicini di casa, Trento e Bolzano. Quindi la concessione che il Governo ha loro fatto non può negarla al Veneto. Anzi, ritengo che questo possa rappresentare un buon punto di partenza per chiedere le stesse competenze: perché a loro sì e a noi no? Non è facile rispondere ad una domanda come questa, ma è difficile soprattutto dire di no. Noi abbiamo già nella nostra griglia di richieste il tema dell’energia. Sicuramente se ci saranno delle novità e di pertugi nuovi noi ci saremo».

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Lo sa che gli investitori nelle centraline idroelettriche potrebbero riversarsi in Veneto, e soprattutto nel Bellunese, per il rischio che con le nuove concessioni a Trento e Bolzano, le loro derivazioni vengano “provincializzate”?

«Abbiamo già 150 richieste di autorizzazioni. D’ora in avanti si moltiplicheranno. Ecco perché vogliamo anche noi un’analoga competenza».

Soddisfatto dell’assicurazione di Trento e Bolzano sulla continuità dei fondi di confine?

«Andare a compensare le difficoltà dei Comuni di confine è qualcosa di mastodontico. Voglio ricordare che il Veneto ha 33 comuni che hanno celebrato il referendum per andarsene dal Veneto. I fondi per i comuni di confine sono solo una piccola goccia in un mare di trattamenti impari, ma a noi serve l’autonomia vera che ci permetta di lasciare le tasse ai nostri territori e quindi fare in modo che non ci siano più sprechi».

A Sappada si attende la promulgazione della legge sul distacco dal Veneto da parte del presidente della Repubblica. La Regione Veneto ha proprio deciso di non ricorrere alla Corte costituzionale?

«Io assolutamente non presenterò ricorsi. Mi lasci dire, però, che quello che è accaduto ha dell’inverosimile. Il Parlamento non ha tenuto conto che noi abbiamo 33 comuni secessionisti che hanno celebrato il referendum e sono anche convinto che a qualcuno sia sfuggito che il Veneto è una realtà che confina con tre realtà speciali: una regione, il Friuli Venezia Giulia e due province autonome, Trento e Bolzano e siamo gli unici ad avere i comuni secessionisti. Se la risposta a questo disagio del Veneto è permettere a un comune di andare in Friuli, vuol dire che allora non si è capito nulla».

Non tutto il male viene per nuocere se con la prossima manovra potrebbero rinascere i fondi di confine per i Comuni prossimi al Friuli.

«In attesa che arrivi l’autonomia, io auspico che il Friuli partecipi come fa il Trentino a questa partita. Del resto per la proprietà transitiva, se non dai ai comuni i fondi di confine, finisce che i comuni vengano da te e quindi costino anche di più».

Via Sappada, la sanità dell’alto Bellunese rischia di diventare più fragile.

«C’è un particolare che vorrei sottolineare. A Sappada il punto nascita più vicino è quello di Pieve di Cadore, in Veneto, mentre in Friuli è Tolmezzo, a più di un’ora di strada, quindi avremo ancora i sappadini che nascono in Veneto».

E Sappada resterà comunque nella Magnifica Comunità del Cadore. Ma la sanità, perdendo 1300 utenti corre il rischio di perdere servizi?

«No. Confrontiamoci con i fatti. Sono anni che sento questo piagnisteo: a me non risulta di aver tagliato fondi alla provincia di Belluno, non ho chiuso ospedali, mi risulta semmai l’esatto contrario, a cominciare da Pieve di Cadore. La carenza di medici, invece, è un altro problema. Quando tu fai i bandi e scorri graduatorie, i medici che arrivano poi se ne vanno, non permettendoti di essere efficiente sempre col punto nascite. Spiace anche a me, ma è storia di tutti i territori montani, ahimè. A Trento e anche a Bolzano accade lo stesso».
 

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