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Autonomia, gelo su Trento e Bolzano

Nuova competenza sulle centrali idroelettriche e altri 700 milioni. Bottacin: «Ennesimo regalo». Ma Zaia smorza i toni

BELLUNO. La trattativa fra il Veneto ed il Governo non era ancora scattata, quando il Trentino Alto Adige riceveva da Roma la competenza sulle centrali idroelettriche (una decina, quelle ex Edison) portandosi appresso la conferma di due finanziamenti: 300 milioni di euro in due anni per Bolzano e 386 per Trento. Nelle stesse ore, le due Province s’impegnavano con il Comitato per la gestione dei Fondi di confine del Veneto e della Lombardia a continuare quest’esperienza che comporterà un esborso di 80 milioni l’anno (550 quelli già impegnati dal 2010 in avanti). Quasi una compensazione da parte governativa; così, almeno, è stata letta nel Bellunese, dove, infatti, sono subito esplose le polemiche, come quella del sociologo Diego Cason che apostrofa: «A noi 20 milioni di canoni a loro 686 milioni più le centrali e i bacini idroelettrici».

Contro le polemiche fa da pompiere, guarda caso, lo stesso presidente della Regione Veneto, Luca Zaia. «Buon per loro, questi riconoscimenti. Vorrà dire che Trento e Bolzano saranno più responsabili nelle concessioni d’acqua al Veneto. Ma significherà anche un maggiore potere contrattuale del Veneto con Roma, a partire proprio dalla titolarità del patrimonio idrico, dentro le competenze che chiediamo per l’ambiente».



Durissimo invece l’assessore veneto all’Ambiente Giampaolo Bottacin: «Ancora un inaccettabile regalo a Trento e Bolzano da parte di un governo ormai ai saldi elettorali, ben consapevole vista anche la nuova legge di quanto possano essere preziosi i voti “speciali” dei futuri deputati di quell'area. Mentre il luogotenente locale piddino De Menech - aggiunge Bottacin- si fa immortalare sorridente per aver rinegoziato poco più che le briciole per i territori di confine su una legge che peraltro fu voluta da Calderoli e Brancher, il suo governo ha fatto l'ennesimo pesantissimo cadeau ai nostri vicini di casa, conferendo alle Province autonome le competenze in materia di energia elettrica». «Carriole di soldi ed energia elettrica gratis a loro - sottolinea Bottacin- mentre per il Veneto si avanza a piccoli passi nonostante il nostro popolo abbia votato in massa il referendum e per Belluno non sia stato battuto nemmeno un colpo».

Ma che cosa di fatto hanno ottenuto Bolzano e Trento? «Le nostre Province diventano ente concedente dell’acqua – spiegano i presidenti Arno Kompatscher e Ugo Rossi – L’acqua è nostra. Decideremo noi le regole con cui si mettono a gara le concessioni e sulle tariffe. Siamo come un piccolo Stato».

L’accordo ha consentito la modifica dell’articolo 13 dello Statuto di autonomia, con l’inserimento in legge di Bilancio della nuova disciplina che prevede e fissa la competenza delle Province a legiferare per l’assegnazione delle concessioni. Oggi in Veneto siamo fermi alla gestione delle concessioni. C’è anche di più in quell’accordo. I concessionari hanno l’obbligo di cedere alle Province una parte di energia che potrà essere destinata a categorie di utenti o per misure di compensazione ambientale. Quello che in Veneto è il deflusso minimo vitale.

Le concessioni in scadenza nella vicina regione prima del 2022 saranno prorogate per consentire la preparazione dei bandi di gara in base alle discipline provinciali. Trento e Bolzano potranno quindi disciplinare la durata delle concessioni, i relativi canoni, i parametri di sviluppo degli impianti nonché le modalità di impatto ambientale, determinando le conseguenti misure di compensazione. Si giocheranno in proprio, pertanto, anche tutta la partita delle centraline idroelettriche. Oltre ai 686 milioni dell’energia, Trento e Bolzano si porteranno a casa 700 i milioni a compensazione di quote di finanziamento concordate con lo Stato, come previsto dall’accordo di Milano, e relative al periodo precedente alla sua entrata in vigore (tra il 2006 e il 2009).

Un motivo in più per la recriminazione di bellunesi e veneti. «Io non recrimino ma – commenta Zaia – voglio sperare in una maggiore generosità delle due Province nella concessione d’acqua, in caso di emergenza».

«Quest’estate, nel periodo della siccità, con l’Adige in secca – racconta Bottacin – mi sono sentito dire da tecnici di Trento che loro dell’acqua facevano ciò che volevano. Immaginarsi in futuro». Ma l’intesa, secondo Zaia, potrebbe ipotecare positivamente la trattativa del Veneto in materia idrica, a cominciare dalla garanzia del deflusso minimo vitale nei fiumi. «Trattativa che a Roma non è cominciata in un ambiente ostile», annota Zaia.
 

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