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Notte a Malcontenta «E ora a Venezia»

I profughi sono mandati via da Padova. Lunga trattativa con il prefetto  Boffi: «Ridurremo Conetta di cento unità ma dovete rientrare»

MALCONTENTA. È stato un lunghissimo mercoledì di trattativa. Da una parte i 56 migranti che nei giorni scorsi erano scappati dal sovraffollato centro di Conetta, dall’altra il Prefetto di Venezia Carlo Boffi. Da una parte migranti in fuga che non vogliono tornare a Conetta, dall’altra lo Stato che vuole riportarli all’interno, garantendo condizioni di vita migliori. Una trattativa infinita terminata con il Comune che ha messo a disposizione, per la notte, la sala incontri del centro civico Canevon, di Malcontenta, dove è avvenuto l’incontro. «Non dormiamo da 72 ore, chiediamo di poter restare un po’ tranquilli per schiarirci le idee sulla proposta che ci è stata fatta», è l’ultima richiesta dei migranti al prefetto. Richiesta girata al Comune che ha dato il suo assenso, anche grazie all’intermediazione di Gianfranco Bettin, presidente della Municipalità di Marghera. In serata si è aggiunta una parte dei migranti che da due notti protestavano a Jesolo dopo essere usciti dalla sede della Cri. Ora sono in 68. A portare pasti caldi, acqua e coperte per la notte sono arrivati i ragazzi del Centro Sociale Rivolta, gli scout e volontari di Mira e Malcontenta. Mentre all’esterno alcuni abitanti protestavano contro la presenza dei migranti.

La proposta dal prefetto. Carlo Boffi ai migranti ha proposto di tornare al centro di Cona, ma assicurando lo spostamento di altri 100 migranti entro tre giorni, il miglioramento delle condizioni della struttura di Cona e garantendo che il Ministero non terrà conto di questa “fuga”, che avrebbe fatto decadere il diritto a richiedere lo status di rifugiati. Ricordando comunque come la struttura è passata dai 1500 ospiti del luglio dello scorso agli 800 attuali, dopo la “fuga” e la sistemazione altrove di 248 migranti nei giorni scorsi, il prefetto ha però ribadito che ad essere trasferiti altrove saranno le cento persone da più tempo a Cona.

Boffi ha ricordato che a Conetta nel 2017 ci sono stati 5 controlli dell’Asl, di cui 3 per alimentazione e 2 per l’igiene; 2 controlli dei Nas; 2 degli ispettorati del Lavoro; 2 del Ministero; 1 di Acnur e 1 della Prefettura. Tutti hanno riscontrato i requisiti richiesti. «Non vogliamo più vedere Cona», la risposta dei migranti. «Grazie per averci ascoltati: non capiamo come la soluzione possa essere Cona».

La giornata, dopo la lunga notte. Un’altra lunga notte a cui se ne aggiungeranno altre. Il pullman bianco vuoto, riparte dal Seminario Minore di Rubano all’incirca alle 23 di martedì. Il pullman ha appena scaricato i 56 profughi che lunedì sono scappati da Conetta. Questa seconda ondata di migranti fuggita dal centro di accoglienza, vaga da 72 ore. Prima Piove di Sacco, poi Padova, ieri mattina l’arrivo a Malcontenta. La prima ondata di migranti scappata ne contava 248 che sono stati ricollocati in altre strutture del Veneto. Trenta domenica sono tornati indietro a Conetta e altri due lunedì. I 56 invece, ieri mattina alle 9.31 sono ripartiti. Caricati su un altro pullman, con valigie e bagagli. Stavolta non sono arrivati in una città, non a Mestre, come avevano promesso Sindaco e Prefetto di Padova, ma a Malcontenta. Qui hanno incontrato il prefetto con cui è iniziata una lunga trattativa.

«Perché gli italiani non sono razzisti?», hanno chiesto i profughi, «perché gli italiani vanno a scuola e noi no? Noi non protestiamo per il cibo, noi protestiamo per la
carta di soggiorno, per i documenti, siamo stanchi, il problema è la gestione del campo di accoglienza perché stanno guadagnando soldi. È un business che stanno facendo sulla pelle dei migranti. Non possiamo più stare qui, ma vogliamo rimanere in Italia».

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