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Bond Pedemontana: le regole riviste per la quarta volta

Giovedì ultima versione in Consob, ma il perché è un giallo Quattro mesi dal roadshow. E a gennaio 2018 la deadline 

PADOVA. L’ultimo prospetto con la quarta release (revisione, ndr) è stato consegnato a Consob giovedì ma non è dato sapere perché sia stata necessaria una nuova, e si spera definitiva, modifica. Il Consorzio Sis non commenta l’operazione. Questo è dunque tutto quello che sappiamo oggi del project bond Pedemontana veneta: «Un’obbligazione da 1,55 miliardi che si compone di 1,2 miliardi di finanziamento senior più 350 milioni mezzanine». Così scriveva Bloomberg agli investitori il 18 luglio 2017. All’indomani partiva il roadshow con tappe a Parigi, Milano, Madrid e Londra. Poi, solo voci. In cantiere il rumor è che si sia arrivati all’85% della sottoscrizione, limite entro cui, “dice la strada” poi interviene a copertura Jp Morgan che ne sta curando il collocamento. «La banca d’affari dovrebbe coprire fino a 400 milioni», spiegano fonti autorevoli che parlano di nuovi finanziatori australiani coinvolti a ottobre per colmare una parte della tranche mezzanina inevasa. Per queste stesse fonti il closing sarebbe «questione di giorni».

Per gli esperti, il tempo passato, dal roadshow a oggi - dove constatiamo che su Bloomberg non solo non esiste il prospetto del bond ma nemmeno un codice Isin che è la carta di identità dello strumento finanziario - è fin troppo; e pende la deadline del 28 gennaio 2017. Pena la decadenza della convenzione tra Regione Veneto e Consorzio Sis. E se non va in porto il bond, la Regione, ha ribadito il governatore Luca Zaia, «dovrà affidare i lavori a un’altra azienda».

«Un collocamento non può durare così tanto - spiegano gli analisti - serve circa un mese, di norma». Varie le variabili che potrebbero essere intercorse: «Un’accoglienza non in linea con le attese, un volume di sottoscrizioni non adeguato, qualche intoppo nella procedura come il defilarsi di un investitore top all’ultimo» ragionano gli esperti.

Ma se tutto andasse in porto a breve, ci sarebbero i tempi per chiudere l’operazione entro il 28 gennaio? «Se il bond partisse adesso, con le caratteristiche gradite al mercato ci sarebbero tutti i tempi per il closing - rassicurano gli analisti - anche se, per fine anno, è complesso: i grandi investitori potrebbero aver già chiuso le attività di investimento e allocato l’intero budget a disposizione. Il periodo non è ottimale». Non spaventa gli esperti, invece, il tema della quarta release chiesta da Consob. «La vigilanza può aver chiesto nuovi chiarimenti ai fini della trasparenza informativa e diciamo che, almeno un paio di versioni, sono nell’ordine delle cose. Però non possiamo escludere, lato emittente, dei cambiamenti a livello della struttura del bond per cui vanno presentati degli aggiornamenti. Così come, essendo passato così tanto tempo, potrebbero essere stati anche solo aggiornati i dati della società emittente». Ciò che non è da dare per scontata è invece la garanzia Jp Morgan: «In gergo tecnico- spiegano gli esperti- si chiama “sottoscrizione a fermo”: in questo caso il collocatore si impegna a sottoscrivere la totalità dell’emissione ovvero la parte di essa che non trova collocamento a conclusione dell’operazione di lancio, ma se non c’è domanda, la sottoscrizione comunque decade. E c’è da ricordare -
si precisa - che questo è un ruolo a cui sono spesso legate clausole specifiche collegate a eventi straordinari che poi, spesso, si verificano. Vanno quindi ben valutate anche le clausole per cui ci si può liberare dal vincolo della garanzia. Jp Morgan lo ha già fatto con Mps».



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