Quotidiani locali

Veneto Banca, nuove indagini per falso in revisione e prospetto

La procura di Treviso ha aperto un fascicolo anche per truffa e falso in bilancio, nel quale sono confluite tutte le denunce tornate da Roma e quelle che ancora stanno arrivando da parte degli ex azionisti

TREVISO. Falso in revisione e falso in prospetto. Sono queste al momento le ipotesi di reato che si affiancano a quella di falso in bilancio e truffa in relazione all’inchiesta sul dissesto di Veneto Banca. Il sostituto procuratore Massimo De Bortoli, che sta coordinando le indagini della Guardia di Finanza, ha infatti aperto un “fascicolo madre” senza indagati, nel quale sono confluite tutte le denunce tornate da Roma e quelle che ancora stanno arrivando da parte di ex azionisti. Si tratta di migliaia e migliaia di documenti che dovranno essere ora esaminati dal pool di quattro investigatori della Guardia di Finanza. Alcune sono fogli di poche pagine, mentre altre sono corposi esposti che raggiungono anche le ottanta pagine.

La Procura sta anche lavorando ad una eventuale dichiarazione dello stato di insolvenza della banca. Un provvedimento che avrebbe come conseguenza anche la possibilità di indagare per il reato di bancarotta. Un gruppo di risparmiatori, guidati dall’avvocato Luigi Fadalti, aveva infatti chiesto che il tribunale fallimentare di Treviso procedesse in tal senso, ma il giudice si era dichiarato incompetente alla luce delle nuove disposizioni in materia e ha passato l’istanza alla Procura affinché decida se procedere con la richiesta in tal senso. E a breve potrebbe arrivare la decisione.

Il ritorno a Treviso del filone di inchiesta su Veneto Banca per truffa e falso in bilancio, scorporato per competenza dalla Procura di Roma, si era profilato da subito come un vero e proprio maremoto. La Procura di Treviso, già alle prese con un organico ridotto all’osso, e intasata di procedimenti, pareva non potesse avere la forza di andare fino in fondo in una vertenza così delicata. E invece, dopo i grandi nomi, dall’ex amministratore delegato Vincenzo Consoli all’ex presidente Flavio Trinca fino ai membri del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, ora iniziano a “tremare” anche i direttori di filiale e i dipendenti accusati dagli ex azionisti.

Sul tavolo della Procura continuano infatti ad arrivare denunce, nelle quali sono presenti nomi e cognomi di avrebbe proposto l’acquisto di azioni dell’ex popolare di Montebelluna, ben sapendo che il loro valore era inferiore a quello indicato. Sono quelle che riguardano la vendita delle azioni avvenuta negli ultimi anni; i prestiti concessi a condizione di una partecipazione testimoniati da più risparmiatori; gli investimenti sicuri proposti poi rivelatisi versamenti a perdere. In tutti questi fascicoli sono anche contenuti i nomi e cognomi dei direttori di filiale e dei dipendenti che avrebbero offerto nel corso degli anni l’acquisto di azioni.

Sulla Procura di Treviso si sta già dunque concentrando l’attenzione delle migliaia di risparmiatori, una parte degli 88.000 azionisti dell'ex popolare di Montebelluna che hanno visto azzerata la loro partecipazione in Veneto Banca e con essa i loro risparmi.
I conti per i risarcimenti però non giocano a loro favore: 5 anni per i risarcimenti a decorrere dal 2015 quando c’è stata la svalutazione delle azioni a 0,10; e poi la prescrizione del reato: 7 anni e 6 mesi (entro il quale ci deve essere la sentenza).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista