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Spiaggia "fascista" di Chioggia, per il pm non c'è reato

La Procura della Repubblica di Venezia chiede l'archiviazione: "E' solo il pensiero del gestore"

VENEZIA. Divenuta famosa quest'estate in tutta Italia come la spiaggia "fascista" di Chioggia, il lido di Playa Punta Canna, per la Procura di Venezia, non avrebbe mai rappresentato, in realtà, un pericolo per lo Stato. Così i pm hanno chiesto l'archiviazione dell'inchiesta che vedeva lo stravagante gestore del Lido, il 64enne Gianni Scarpa, indagato per apologia del fascismo.

Chioggia, nella spiaggia tra cimeli fascisti e discorsi razzisti:"I tossici andrebbero sterminati" Nel lido 'Punta Canna' a Chioggia, il proprietario intrattiene i bagnanti con discorsi che dall'altoparlante inneggiano all'ordine, alla disciplina e alla pulizia. Ma non solo. Nello stabilimento tappezzato da cartelli con Mussolini, frasi di Ezra Pound e vietato alla "gente maleducata" che "mi fa schifo" come gli fa schifo "la democrazia perché io sono per il regime", chiarisce come per lui "i tossici dovrebbero essere sterminati" e come "il 50% della popolazione mondiale è merda". A volte, oltre ai discorsi trasmessi ogni mezz'ora, l'uomo lascia spazio anche agli inni di regime e insulti a Papa Francesco per la sua apertura verso i migranti.

Le foto e gli slogan di Mussolini, il linguaggio violento sui cartelli affissi ovunque, «sparo a vista ad altezza d'uomo», «se non ti piace me ne frego», erano insomma sopra le righe, ma non costituiscono di per sé un'azione di proselitismo fascista che metta a rischio le istituzioni.

Secondo quanto si è appreso, i magistrati avrebbero ritenuto le immagini del Duce e i richiami al manganello un'articolazione del pensiero del gestore della spiaggia, non una reale apologia, ovvero una violazione dell'articolo 4 della legge 645 del 1952, la cosiddetta legge Scelba.

Chioggia, stabilimento 'Punta Canna': spariti i cartelli, restano i nostalgici del Duce Berettino inneggiante il Duce, corpo ricoperto di tatuaggi con chiari riferimenti al fascismo. Benvenuti allo stabilimento 'Punta Canna' di Chioggia. Il titolare, Gianni Scarpa, su invito del Prefetto, è stato costretto a rimuovere i cartelli che evocavano il Ventennio. Ma sui lettini fronte mare, i nostalgici di Mussolini non mancano. "Per me la destra è il centro. Io sono oltre. Vengo qui da 15 anni e continuerà a farlo. Ma quale spiaggia fascista! Qui è pieno di gay" Video di Francesco Gilioli

La domanda di archiviazione è stata avanzata dal procuratore Bruno Cherchi e dalla pm Francesca Crupi, sulla base delle indagini svolte dalla Digos di Venezia.

Spetterà ora al Gip decidere se chiudere il fascicolo. I cartelli e le immagini del Ventennio, del resto, erano già stati fatti togliere a Scarpa su ordine del Prefetto di Venezia, non appena all'inizio di luglio si sollevò il polverone che portò il gestore di Playa Punta Canna a diventare il nuovo eroe dei nostalgici del Duce.

La vicenda, naturalmente, era divenuta subito anche un caso politico, anche perché scoppiata mentre in Parlamento approdava il nuovo ddl sull'apologia del fascismo. Matteo Salvini era stato il primo a portare solidarietà a Gianni Scarpa, presentandosi al Lido di Chioggia per difendere «non una posizione politica», aveva spiegato, ma la possibilità di «fare liberamente impresa, e di non sottoporre a processo le idee del passato». Di tutt'altra opinione l'Anpi che, ricordando come la spiaggia sia suolo pubblico, aveva invocato la sospensione della concessione demaniale al gestore.

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