Quotidiani locali

Pierobon: "Rifiuti e servizi, una manna per l'illegalità"

Un libro provocatorio racconta "tutti i trucchi per rubare". L'autore li racconta in questa intervista

PADOVA. Una denuncia lunga 217 pagine: l'ha fatta Alberto Pierobon con un libro che nel sottotitolo riporta: “Tutti i trucchi per rubare in Italia raccontati da un manager pubblico”.

Il titolo del libro è “Ho visto cose” e sono le cose che ha visto durante una lunga e brillante carriera di consulente nel settore dei servizi pubblici. Pierobon vive a Caerano San Marco nel trevigiano dove siamo andati a trovarlo e dove ha mosso professionalmente i primi passi. Ci ha accolto con un sorriso caldo e aperto, ma le cose che ci ha raccontato – e che si leggono nel libro - stringono lo stomaco.

Molti dei tanti episodi di corruzione che racconta nel libro riguardano i servizi pubblici locali, e in particolare la fornitura di acqua e rifiuti da parte di società pubbliche e private. Ne risulta una radiografia di tutti gli aspetti dell'intreccio collusivo tra società dei servizi e amministrazione pubblica. Da quello che ha visto chi ci fa la peggior figura: i politici o gli imprenditori?

In prima battuta i burocrati, i manager non c'è dubbio. Quelli che sono chiamati ad interpretare, applicare e distorcere la norma. In questi casi diventa utilissima la preparazione giuridica del funzionario pubblico, con la sua conoscenza di norme, circolari, cavilli e di uffici e pratiche. Per pilotare l'appalto, ad esempio. O stabilire il costo di un servizio, come la gestione di una discarica o il trasporto dei rifiuti. Per gestire l’affare insomma. Poi è chiaro che il politico dispone le linee generali e la sua volontà è chiara, ma chi la mette in opera è il burocrate. Poi il politico diventa burocrate e viceversa: spesso i ruoli vengono scambiati.

Ma i politici cosa chiedono ai gestori dei servizi?

Ho assistito a dei colloqui in cui i gestori chiedevano: chi volete che assumiamo? Avete dei nominativi? A chi prendiamo la sede in affitto? In tempi di tagli alle casse comunali le società che gestiscono i servizi diventano gli strumenti per praticare le politiche clientelari, creare consenso.

E in cambio cosa ottengono?

Che non si ficchi il naso sui servizi che erogano, su come lo fanno e su quanto gli costa.

Ad esempio?

Ad esempio una società che gestisce una discarica innova la sua metodologia per utilizzare diversamente (e non smaltire) il percolato – il velenoso liquido che origina dai rifiuti umidi – tagliando i costi, anzi aumentando i ricavi (con la produzione di energia dal maggior biogas) ma riesce ad ottenere comunque dall'amministrazione pubblica che il medesimo corrispettivo rimanga inalterato aumentando il margine di guadagno per mancati costi di trattamento e per maggiori ricavi. Oppure la società pubblica che gestisce i rifiuti che esternalizza parti del servizio a terzi, facendo la “cresta” di almeno un 10% sui costi, cioè aggiungendo un 10% al fatturato. Il costo finale viene sempre e comunque addebitato al cittadino...direttamente o indirettamente.

...con le tariffe. Che dovrebbero essere trasparenti...

Capita talvolta che vengano scaricati sulle tariffe, attraverso conguagli o voci particolari di fatturazione, errori gestionali e di programmazione. Nessuno risponde di questo: paga sempre Pantalone.

Ultimamente l'Autorità anticorruzione ha criticato la situazione degli affidamenti in alcuni comuni emiliani in cui la società di servizi, in questo caso Hera, mantiene la gestione di proprogatio da diversi anni evitando che vengano messi in gara.

Non mi riferisco direttamente alla situazione di Hera, ma è evidente che nel confronto tra una grande società di servizi pubblici e un comune, o un consorzio di comuni, il rapporto di forze è sbilanciato per cui l'amministrazione non è in grado, ammesso che lo voglia, di rinegoziare e rimettere a gara l'affidamento. Vige l'articolo quinto: chi ha i soldi ha vinto.

Comunque le gare per l'affidamento del servizio sono obbligatorie.

Ho assistito a ribassi delle offerte anche del 50%. In questi casi le spiegazioni sono due: o la società sa che il committente non controllerà e che quindi può risparmiare su alcuni servizi, oppure sa che il costo è sovrastimato e che quindi può ribassare l’offerta in sede di gara senza alcun problema. Ma poi ci sono diversi escamotage per dribblare le gare: la programmazione e/o la progettazione di opere o servizi, pensando già in quella fase a chi dovrà partecipare per vincere “a valle”. Quindi si confezionano i presupposti, nonché le carte e le cifre, orientandole in un certo modo: dissuasivo per chi partecipa onestamente, confermativo per altri. La procedura negoziata poi permette l'affidamento con appalti assegnati senza pubblicazione di bando con motivazioni infondate e, spesso, false. Oppure il costo dell'appalto viene diviso in tanti piccoli affidamenti di valore inferiore alla soglia di legge ….

Com'è cambiato in questi anni nella nostra regione il mercato dei servizi pubblici?

Sono diminuiti gli attori, la parte del leone la fanno paradossalmente le società pubbliche che hanno alle spalle colossali risorse e stanno monopolizzando il mercato, anche per i servizi del mercato privato. Ma certo i gruppi privati non stanno a guardare, quando non sono come dire… “colluse”, trovano più saggio trovare alleanze o creare forme di coesistenza nel reciproco interesse.

Nel suo libro dà un importante spazio al riciclaggio del denaro, come funziona in questo settore?

Le società di servizi pubblici sono utilizzate anche per sbiancare il denaro in nero. Lo si fa in molti modi, ad esempio concorrendo alla gestione dei servizi con importanti ribassi e ciò dipende anche dal momento storico o dalla contingenza (ad esempio si vuole entrare in un mercato, in un luogo, per poi ramificarsi) riportandosi poi “in quota” in altri modi, ad esempio ottenendo l'affidamento di altri servizi, cavillando sui compensi, inscenando liti per addivenire a transazioni addomesticate, adempiendo parzialmente agli obblighi contrattualie così via. Si recupera così la forbice tra i costi effettivamente sostenuti e i corrispettivi ricevuti per il servizio in denaro pulito, ma soprattutto si gioca sui flussi finanziari in entrata e in uscita che arrivano fuori dal “perimetro” dei soggetti del servizio pubblico, ma grazie ad essi questi flussi vengono calamitati e trasformati (con contratti, società, contabilità, etc.) e, in vari modi, sono “finanziarizzati”. Mi fermo qui per non entrare troppo nei dettagli tecnici.

Roberto Terzo, un magistrato veneziano, ha parlato esplicitamente di acquisto da parte della camorra di aziende operanti nel campo dei rifiuti.

Le mafie in questo settore ci sono anche in questa regione e interloquiscono con la politica. Sono interlocutori tra gli altri.Sanno muoversi, hanno soldi e relazioni giuste, giocano sulla trasversalità, col motore delle utilità - denaro, piaceri, piccoli lussi, potere,etc. -, ma quel che disgusta e preoccupa è che esse vanno sempre più facendosi scudo e mascherandosi con l’antimafia o atteggiandosi a paladini della legalità, quando poi non strumentalizzano istituzioni e persone.

Funzionano i controlli?

Sono moltissimi i modi per nascondere la situazione a chi vuole vederci chiaro. Ad esempio fornendo una quantità eccessiva di dati per cui non riesci ad orientarti. In realtà le società che gestiscono i servizi sono in grado di farti vedere quello che vogliono farti vedere. Poi rimane il fatto che chi controlla dovrebbe …. non far più squadra con il committente… altro bel tema.

Da quello che racconta nel libro la corruzione è il delitto perfetto, non solo perchè i responsabili non vengono perseguiti, ma perchè sembra proprio scomparire il delitto. Salvo poi ritrovarsi con le tariffe sovraccaricate.

Per l'imprenditore avere la gestione di un servizio pubblico è come vincere al lotto. Tu sai per certo che alla fine dell'anno fatturerai 100 e farai in modo di calcolarti i margini in base a quella previsione. Con la possibilità di fatturare 120, nel caso. Il concessionario-imprenditore realizza le opere previste e svolge il servizio anticipando i capitali recuperando sempre tutto: non si ferma alla sola remunerazione dei fattori impiegati. Nessun rischio imprenditoriale, nessuna concorrenza. I cittadini sono le vittime finali, chiamate comunque sia a coprire tutti i costi di questo sistema.

Lei racconta di essere stato chiamato da alcune amministrazioni per studiare la soluzione migliore per la gestione dei rifiuti e le sue proposte si sono scontrate con un muro.

Ricordo, ad esempio, che degli enti locali studiarono la migliore soluzione per la raccolta e trasporto dei rifiuti e gestione delle cosiddette “isole ecologiche”, concludendo che la soluzione migliore era gestire direttamente il servizio senza appaltarlo. I politici furono di diverso parere e procederono con una gara in cui il costo stimato era del 20% superiore a quello da me indicato. Vincerà poi un'azienda del territorio. Alcune volte sono stato costretto a spiegare a dei politici: “E' come se io fossi il vostra autista, posso portarvi comodamente ed economicamente nella località che stabiliamo, ma non costringetemi a passare con il rosso o tirare dritto all’incrocio, questo non lo farò mai”. Penso di essere stato chiaro.

Lei si è fatta la fama di professionista integerrimo - “l'unico coglione in Italia che non prende le tangenti” l'ha definita chi ha tentato di corromperla -, lavora ancora nelle amministrazioni pubbliche del Veneto?

Per fortuna

non sono solo, ci sono ancora persona oneste e serie. Per rispondere se lavoro in Veneto: ho perlopiù grossi clienti privati, ho poi evitato un paio di incarichi pubblici che non mi persuadevano, per il resto non mi hanno più chiamato

©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics