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Processo Mose, il consulente: «Ho subito pressioni sulle cerniere»

A Venezia Lorenzo Fellin, docente del Bo, ha raccontato l’imposizione della saldatura: «Me ne andai, non volevo essere correo di una scelta voluta dal Consorzio»

VENEZIA. «Le cerniere sono l’oggetto in assoluto più importante del Mose. Se fallisce quello, fallisce il progetto».

A sostenerlo, ieri in aula durante il processo per le tangenti sulle paratie mobili, è stato il professor Lorenzo Fellin, ordinario di Sistemi Elettrici per l’Energia e già prorettore all’Edilizia all’Università di Padova, nonché consulente per il Mose incaricato dall’Ufficio del Magistrato alle Acque durante la presidenza di Maria Giovanna Piva (a processo con l’accusa di corruzione).

La dichiarazione del professore è destinata ad avere ripercussioni anche al di fuori delle aule giudiziarie; essa infatti arriva nei giorni in cui i periti hanno accertato il deterioramento e la corrosione delle cerniere.

Il docente, chiamato come teste della difesa Piva, ha riacceso i riflettori su uno dei punti chiave del Mose: la scelta della modalità di costruzione delle cerniere. Se infatti inizialmente era previsto i quello con la fusione di ghisa, si è passati successivamente a quello della lamiera saldata con un incremento dei costi del 40%.

Perché questo cambiamento peraltro avversato dalla Piva? Si trattava di una miglioria? Il professore se lo chiese: «Emerse che il sistema della saldatura poteva essere realizzata dalla Fip Mantovani che disponeva solo di quella tecnologia e non invece della fusione», ha riferito in aula Fellin.

« Il Cvn sosteneva che il “saldato” era un passo avanti rispetto alla “ghisa”». Ma la sensazione, ha detto il professore, era che il Consorzio stesse spingendo «il Comitato tecnico del Magistrato alle Acque verso scelte che andavano bene a loro. E per motivi che non avevano natura tecnologica».

Fellin ha raccontato anche di aver ricevuto una telefonata dall’ingegner Scotti della società di progettazione: «Mi avvertì che aveva avuto ordine dal Cvn di presentare una perizia di variante che prevedeva appunto l’alternativa del “saldato”. Disse anche che si voleva assegnare il lavoro a un’azienda del Consorzio che non aveva la tecnologia per fare la fusione».

Intanto Fellin aveva chiesto (e ottenuto) che il Mav della Piva affidasse un incarico per una consulenza metallurgica, proprio per individuare il sistema migliore di costruzione delle cerniere.

«L’incarico andò al professor Gian Mario Paolucci che chiudeva la sua relazione indicando la fusione come preferibile pur non escludendo la possibilità di una sperimentazione con la lamiera saldata, purché venissero fatti tutti i controlli», ha ricostruito Fellin.

«Dopo la perizia il Cvn presentò una relazione della Fip corredata dal parere del professor Redani di Milano che sosteneva la tecnica della lamiera saldata.

Le due relazioni andarono al Comitato tecnico del Mav; solo io dissi di essere assolutamente non d’accordo con la saldatura. Anche perché non era il caso di tentare un esperimento per un’opera così imponente. Sostenni inoltre che si doveva fare una gara per l’assegnazione dell’incarico.

Si arrivò così all’estate, per me critica, del 2010: Cuccioletta aveva preso il posto di Piva e lì ebbi pressioni affinché moderassi la mia posizione di intransigenza sia sul metodo di costruzione delle cerniere che sulla necessità di una gara.

Ci fu uno scontro virulento col Mav che scelse di optare per la fusione e senza gara. Dissi

allora che non volevo essere correo di una scelta dettata dal Consorzio e diedi le dimissioni. Cos’è successo dopo? Che la Fip ha fatto la saldatura».

Dopo di lui è toccato al progettista Alberto Scotti che ha spiegato di aver adeguato il progetto di costruzione delle cerniere.

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