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Popolari, transazioni verso quota 70%

Rush finale, si punta su indecisi e azionisti “big” per aumentare il perimetro. L’agenzia Fitch: rating di Bpvi a «ccc»

PADOVA. L’auspicio in questi ultimi tre giorni, fino a mercoledì 22 marzo, è che tutte le manifestazioni di interesse si trasformino in adesioni. Ma Bpvi e Veneto Banca sanno già come andrà a finire questa partita. Ai ritmi sostenuti finora, le transazioni arriveranno al 65-70% del perimetro di azioni. Lo conferma un autorevole fonte bancaria. «Andrà così, non è il massimo, ma è vicino all’80%», dice il nostro insider. Gli ultimi dati ufficiali di venerdì sono sopra il 50%. Proroghe? Solo se mercoledì ci saranno code agli sportelli. L’ondata non è impetuosa ma in accelerazione e, oggi più che mai, è evidente che si tratta dell’ultima offerta e che non ci saranno altri rimborsi. In ogni caso decideranno i cda dopo il 22. Più difficile fare pronostici sul dopo.

Venerdì scorso le banche hanno avviato l’iter per accedere alla ricapitalizzazione preventiva dello stato. Martedì 21 il ministro Piercarlo Padoan sarà all’Antitrust Ue per trattare. «Se il governo si muove con determinazione, le grandi banche non potranno sottrarsi a un ulteriore contributo» ha detto ieri il segretario Fabi, Lando Sileoni. Anche perché «dalle crisi delle due banche venete i grandi gruppi bancari hanno tratto vantaggi in termini di clientela e di depositi, e questo il governo glielo deve ricordare. Nessuno si può permettere il bail in delle due banche». Un’ipotesi questa che non fa dormire sonni tranquilli agli obbligazionisti e non solo, visto che un’eventuale procedura di risoluzione colpirebbe azioni, titoli subordinati e obbligazioni e le due banche dovrebbero rispondere alla collettività proprio per il bonus dato solo agli azionisti. Sempre che le transazioni vadano in porto. Responsabilità di cui i cda sono consapevoli.

Ieri anche il governatore del Veneto Luca Zaia è intervenuto sulla questione temendo prescrizioni e nessuna punizione per i responsabili: «Due anni fa scrissi che era auspicabile l'intervento dello stato come fece la Federal Reserve che, quando ci fu la crisi Lehman Brothers, entrò nel capitale delle banche Usa ed è poi uscita quando le ha portate in bonis. Ma l'Italia arriva sempre buona ultima e quando il cadavere è diventato eccellente» chiude il governatore.

Intanto venerdì in serata l’agenzia Fitch ha declassato il rating della

Banca Popolare di Vicenza a lungo termine da “b-“ a “ccc” (piccole prospettive di recupero) e il breve termine da “b” a “c”. Per entrambi i rating l’outlook è stato rivisto da negativo a rating watch evolving (Rwe): significa che la situazione è considerata in evoluzione. (e.v.)

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