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Zaccariotto tuona ancora «Avrà effetti devastanti»

Venezia. La presidente della Provincia: «Assurdo il commissariamento a giugno» Orsoni: «Prima o poi devono sciogliersi ed entrare nella città metropolitana»

VENEZIA. «Sono esterrefatta: sfornano decreti, come fossero fotocopie, senza rendersi conto dell'effetto devastante su un territorio. Gestiscono il pubblico come fosse una loro proprietà: oggi vendo casa, oggi chiudo le Province. Potevano avere almeno il buongusto di attendere la decisione della Corte Costituzionale, che si riunirà il 6 novembre, sul ricorso del Veneto e di altre Regioni sul decreto che cancella d’imperio enti democraticamente eletti. È una vergogna». La presidente della Provincia di Venezia Francesca Zaccariotto è un fiume in impetuosa piena contro l’annunciato decreto del ministro Patroni Griffi, che prevede l’accorpamento di Rovigo con Padova e di Belluno con Treviso, conferma la città metropolitana per Venezia, ma prevede anche il commissariamento di tutte le Province da giugno 2013, quando l’iter per la città metropolitana ne stabilisce già la nascita per il 1 gennaio 2014. Zaccariotto è da mesi sulle barricate contro la crociata-anti Province del governo e anche impegnata nel braccio di ferro con il sindaco Orsoni che punta a una città metropolitana governata dal sindaco della città capoluogo, quando lei lo vorrebbe un simil-presidente ad elezione universale. Ora ci si mette anche l’annunciato decreto che anticipa a giugno il commissariamento di tutte le Province. «Ma Patroni Griffi non sa che gestiamo servizi?», insiste Zaccariotto, «Lo sa che se non aggiusto una strada rotta e qualcuno si fa male è nostra la responsabilità, se chiudiamo una scuola perché non abbiamo i fondi per aggiustare l’infiltrazione sul tetto, facciamo interruzione di pubblico servizio? E si fa carta straccia anche dell’iter sulla città metropolitana».

Una critica anche al Veneto: «Vero che la Regione Veneto ha perso l’occasione di gestire il territorio in maniera ragionata, con la decisione del Consiglio di mantenere tutte le province come sono, ma così il governo prima dice che i Consigli comunali possono decidere che fare, poi si fa beffe del fatto che Scorzè, Vigonovo e Cinto che vogliono passare alle province di Treviso, Padova e al Friuli o che parte di comuni di Rovigo o Padova stessa, per omogeneità territoriale, avrebbero potuto rientrare nella città metropolitana di Venezia. Tutto lavoro, democrazia gettate al macero a colpi di fiducia: mi meraviglio che il Parlamento glielo lasci fare e spero che il presidente Napolitano la smetta di firmare questi decreti».

Di segno contrario il parere del sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. O, perlomeno, più “attendista”: «Piano, piano. Non c’è nessun decreto approvato, si tratta solo di anticipazioni di testi che potrebbero cambiare. Una data per la soppressione delle Province, dopo averla stabilita, la dovranno pur fissare, ma certo non può valere per quelle - come Venezia - già destinate a sciogliersi per confluire nella città metropolitana», dice Orsoni che pure ieri era a Roma, per fare pressing sul governo, furioso per lo “scippo” della grande area-cantiere dell’Arsenale inserito nel decreto Agenda digitale, che ne lascia al ministero delle Infrastrutture la proprietà.

Per quanto riguarda la città metropolitana, Zaccariotto e Orsoni hanno concordato di convocare quanto prima la Conferenza dei sindaci

metropolitani, chiamata ad approvare lo statuto dell’ente entro l’ottobre 2013. «Abbiamo incaricato gli uffici tecnici di predisporre l’iter», spiega Orsoni, «ma mi pare sensato attendere prima la decisione della Consulta, prima della convocazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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