Il procuratore di Reggio Calabria al convegno della Cgil a Treviso. Zaia: «Patto per la legalità»
TREVISO
Emilio Viafora, segretario regionale della Cgil, ha messo in fila gli ultimi e più gravi episodi di infiltrazione della criminalità organizzata nel Veneto: l’azienda padovana di tritarifiuti sospettata di collusioni con il clan dei casalesi, i rifiuti tossici sepolti sotto la Valdastico sud, le indagini della Dda per il riciclaggio legato ai centri commerciali, la denuncia della Guardia di finanza nei confronti di cinque banche che non hanno segnalato operazioni sospette, l’inchiesta sulla concia a Vicenza, le indagini sulle cooperative del facchinaggio a Padova e Treviso. Ce n’è abbastanza per confermare l’allarme lanciato ieri mattina, al convegno sulla legalità promosso dalla Cgil a Treviso, dal procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, arrivato con una robusta scorta: «Il Veneto è certamente una delle regioni dove vi sono degli indicatori di rischio legati all’economia. La presenza di ’ndrine è stata riscontrata con certezza in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna. Per le caratteristiche economiche è facile intuire che il modello è riproducibile anche nel Veneto. Le ’ndrine si insediano con caratteristiche legate ai clan familiari e soprattutto in due settori: quello del movimento terra e più in generale dell’edilizia e quello del traffico di stupefacenti. Il grande rischio di questa regione, adesso, è che a causa della carenza di liquidità, molte imprese in difficoltà si rivolgano a queste organizzazioni per ottenere denaro a buon mercato. Questi tentativi di impossessarsi di società anche di media dimensione deve preoccupare». Pignatone ha riferito che uno degli allarmi è legato agli appalti al massimo ribasso e ha citato l’episodio del crollo, nel 2007, della galleria di Palizzi, in Calabria (i lavori furono assegnati alla Condotte, una delle maggiori società di costruzione italiane). Anche Luca Zaia, presidente della giunta regionale, ha condiviso l’allarme: «La ripresa della nostra economia passa attraverso il rispetto della legalità. Il Veneto non può chiamarsi fuori. Le statistiche dicono che la nostra regione si trova al sesto posto in Italia per infiltrazioni mafiose e al quinto posto per operazioni finanziarie sospette. L’uscita dalla crisi deve coincidere con una nuova stagione etica e morale. Anche per questo –ha concluso Zaia – ho richiamato tutti i dipendenti regionali al rispetto di alcune regole. La prima: nessuno creda a chi arriva dicendo “mi manda Zaia”. La seconda: se dovete incontrare un fornitore, un consulente, un professionista fatelo unicamente negli uffici pubblici. Non voglio vedere incontri al ristorante o ai caselli dell’autostrada».
Daniele Ferrazza
