In Veneto limati altri 200 milioni in un anno. Stradiotto (Pd): «I sindaci saranno costretti a intervenire al rialzo»
di Simonetta Zanetti
VENEZIA
Imu più alta per contrastare la diminuzione delle entrare. E’ questo lo scenario che attende i Comuni e, di conseguenza, i cittadini veneti, nel 2012. L’analisi è del senatore democratico Marco Stradiotto (nella foto) che ha provato a quantificare gli effetti delle manovre dei governi, Berlusconi prima e Monti poi che, complessivamente, hanno comportato un taglio di 2,5 miliardi per il 2012 (rispetto al 2010) per i Comuni delle Regioni a statuto ordinario con popolazione superiore ai 5000 abitanti e di 1,45 per tutti (ad esclusione delle amministrazioni di Trentino, Friuli e Valle d’Aosta). «Adesso il paese è come un paziente in emorragia, quindi si può accettare che l’introito dell’Imu finisca in parte allo Stato – spiega Stradiotto – questo perché c’è una falla da tappare e, se non lo facciamo, si rischia il default e a quel punto non c’è più nulla su cui discutere. Dopodiché, però, dobbiamo agire per ottenere che l’Imu resti per intero ai Comuni. Il vero federalismo fiscale lo possiamo realizzare solo così».
Complessivamente, la provincia di Venezia rispetto al 2011 riceverà 41,79 milioni in meno, che diventano 68 in meno rispetto al 2010. A seguire il Veronese, con una riduzione di 39,5 milioni rispetto all’anno scorso (62,7 sul 2010) e ancora, la provincia di Padova con - 34 (- 53,8 rispetto a due anni fa); il Vicentino con - 32,2 (- 48,9 sul 2010); il Trevigiano con - 31,4 (- 48,6) e, a chiudere, il Rodigino con - 9,4 in 12 mesi (- 14,3 sul 2010) e il Bellunese con un taglio, rispettivamente, di 7,5 e 10 milioni. A fronte di minori introiti, quindi, l’aumento dell’Imu (Imposta municipale unica) è l’unico margine a disposizione dei Comuni per racimolare qualche soldo: posto lo 0,4% di aliquota ordinaria per la prima casa, ciascuna amministrazione può decidere se abbassarla allo 0,2% – recuperando diversamente le risorse necessarie – o arrivare allo 0,6%, scenario più probabile, per tamponare i suddetti tagli. Stessa filosofia per le altre proprietà, a partire dalle seconde case, dove l’aliquota ordinaria dello 0,76% può essere aggiustata al ribasso (0,46%) o al rialzo, massimo (1,06%). «In media i Comuni del Veneto subiranno una contrazione del 20% sui trasferimenti – prosegue il senatore democratico – in questo scenario, i sindaci saranno costretti ad agire al rialzo sull’aliquota Imu. Tuttavia, – prosegue – con i meccanismi attuali di calcolo delle rendite, resteranno iniquità pesanti sia tra i singoli Comuni, che all’interno dello stesso territorio: paradossalmente, infatti, non è detto che chi pagava l’Ici prima, paghi oggi l’Imu. Ecco perché il Governo deve agire al più presto per rivedere le rendite catastali. Attualmente, 14 milioni di abitazioni su 23 hanno rendite catastali sotto i 370 euro. Ma questo non significa che i loro proprietari siano la fascia più povera della popolazione: ci sarà chi paga l’Imu anche per gli altri cittadini. Questa è un’iniquità da correggere». Non solo: in questo momento, solo l’imposta sulla prima casa resta completamente nelle casse del Comune, mentre quella sugli altri immobili viene ripartita al 50% tra amministrazione locale e Stato: «Per questo, come parlamentari del Partito Democratico – conclude Stradiotto – lavoreremo assieme al ministro Piero Giarda affinché il Governo affronti con queste due priorità, l’Imu ai Comuni e la revisione delle rendite, la questione del federalismo, strettamente collegata a quella dell’evasione. Se lo Stato lascerà l’Imu per intero ai Comuni, gli enti locali potranno anche tendenzialmente rinunciare in toto ai trasferimenti da Roma e diventare protagonisti nel contrasto sul territorio all’evasione fiscale». Intanto all’orizzonte – 2013 – si profila la tassa sui servizi.
