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Basta Romania, l'outsourcing si fa a Sud

Il vantaggio delle maggiori esenzioni fiscali fa cambiare idea a molte aziende. L'ultima ad "arrendersi" è stata la "Offshore" di Cavarzere. Aumentano le imprese venete tentate dal trasferimento nel Meridione, vero e proprio "paradiso" del made in Italy sovvenzionato

CAVARZERE. Sessant'anni fa erano i lavoratori, braccianti e contadini, diventati operai per necessità, che lasciavano questo territorio cercare fortuna nel «triangolo industriale» Milano-Torino-Genova. Oggi lo stesso destino potrebbe toccare alle imprese. Con destinazione opposta, però, verso le regioni del Sud, paradiso del made in Italy sovvenzionato.

Un Sud dove le agevolazioni fiscali e i contributi regionali permettono di ridurre il costo della manodopera del 20-30% rispetto al Veneto e di sbaragliare la concorrenza nazionale. Ma non quella estera. A lanciare il grido d'allarme è un'imprenditrice, Paola Berto, alla guida di Offshore spa, nome importante in una realtà produttiva, il tessile cavarzerano, che ha dato origine ad alcuni dei marchi più famosi del settore, dal mai dimenticato Americanino, al suo attuale erede, Jacob Cohen e che è stato a lungo il luogo d'insediamento dei maggiori produttori per conto di brand altrettanto famosi, quali la trevigiana Diesel.

E a raccogliere l'appello è Matteo Zoppas, presidente dei giovani industriali di Venezia che afferma: «È necessario un intervento politico deciso, per permettere a tutte le imprese di sedere allo stesso tavolo con le stesse regole». La Offshore, nata ufficialmente nel 1983, ha lavorato sia con marchio proprio, sia per conto di grandi aziende (ultima, l'anno scorso, la Fiorucci), i suoi prodotti, di riconosciuta qualità, hanno invaso l'Europa, Olanda e Germania in particolare, ma oggi «soffre». «Il costo del personale - dice Paola Berto - oggi, nel tessile, rappresenta la voce più alta nei bilanci. L'industria manifatturiera necessita, per definizione, di manodopera».

Di qui la «migrazione» delle commesse, prima ancora che delle imprese. «Stanno aumentando - aggiunge l'imprenditrice cavarzerana - gli spostamenti di produzione verso aree con maggiori agevolazioni. Il nostro cliente riesce comunque a trovare al centro/sud Italia offerte migliori, sempre garantite dall'ambita etichetta made in Italy». E per contrastare questa tendenza le imprese venete, da sole, possono fare ben poco. «La rigidità dei contratti di lavoro - spiega la Berto - è un freno alla possibilità di restare competitivi! Il nostro Paese deve tutelare le realtà dei distretti industriali, con accordi ad hoc che consentano il mantenimento di alcune peculiarità
tipiche dei prodotti altamente qualificati. Cosa potremo fare altrimenti? Andremo anche noi a Sud? Guarderemo anche noi alla gronda mediterranea (Tunisia, Marocco, Egitto, Turchia) come prossima area di produzione?». Diesel un anno e mezzo fa ha trasferito la sua produzione siciliana in Tunisia.

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