Il cast de "La pecora nera"
VENEZIA. Un anarchico al Lido, a dispetto del nome aulico. Ascanio Celestini arriva col primo film italiano in concorso, e al di là di tutto (leggi: un film che ha la precisa imperfezione dell’esordio), conferma il suo ruolo di guastatore mobile. Celestini (38 anni) è da tempo una realtà del nostro teatro, uno che ha rinnovato i temi della satira, anche politica, proiettando spesso in un linguaggio metaforico, ma poi non così tanto, i luoghi e le persone contro cui si scaglia all’interno del suo teatro di narrazione.
Uno stemperare la satira che a chi non la ama (e non la capisce) immediatamente fa venire i capelli dritti: così è stato anche qualche tempo fa alla trasmissione di Serena Dandini, Parla con me, quando Celestini ha messo da parte i suoi tanti eroi ricorrenti da Pancotti Maurizio a Robertino Casoria (che tornano ne La pecora nera), per due personaggi nuovi: Tony Mafioso e Tony Corrotto. Non solo satira comunque, come quando, al No B-day, il 5 dicembre dello scorso anno, prese la parola, con un’incisività degna del miglior politico, o come nella recente lettera al direttore di «Repubblica» (il 27 agosto scorso), in cui invitava provocatoriamente il «suo» sindaco Alemanno ad abbattere Tor Bella Monaca.
Un teatro che è anche ricerca, testimonianza, come conferma La pecora nera, fortunata pièce teatrale oggi sullo schermo, che cuce assieme storie raccolte nei manicomio e in ciò che resta di loro. Passando dal palcoscenico allo schermo, l’anarchico perde un po’ di vis polemica. La storia è sempre costruita in prima persona, stempera l’immediatezza della battuta in qualche verbosità eccessiva per il cinema. Che tale è, e non cine-teatro. I matti di Celestini non sono né filosofi né macchiette da commedia all’italiana: condividono la stessa sorte, vivono nello stesso condominio in cui sono tutti santi, i matti, le suore e il dottore che «è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesù Cristo».
Questo tentativo di esaltare, con nostalgia, la memoria e il ricordo, ha una funzione politica: mostra l’inadeguatezza dell’oggi e proietta sulla Luna, anzi su Marte, il nostro futuro, da marziani. Marziani come i matti e i comunisti. Più o meno la stessa cosa, al momento. Anche a sinistra.
LO SPECIALE SULLA MOSTRA
02 settembre 2010