di Anna Sandri
La madrina Isabella Ragonese
VENEZIA. La ragazzina che arrivava in camper con gli amici dalla Sicilia, piantava la tenda al campeggio e si metteva in fila sotto il sole con un panino nello zainetto per non perdere nemmeno un film della Mostra, torna da madrina e fatica ancora a crederci, anzi preferisce «non pensarci fino a che non arriverà il momento, servirebbe solo ad aumentare l'ansia». Non è passato poi così tanto tempo, sei o sette anni appena; Isabella Ragonese da allora è diventata una delle attrici italiane di giovane generazione più stimata e rispettata. Non ha mai smesso di studiare, né ha abbandonato il teatro che è stato il suo primo amore, incontrato a 14 anni.
FOTO L'arrivo della madrina Torna da madrina ma non si smentisce: la prima cosa che fa, è prendere una bici a noleggio perché dall'Hungaria in Gran Viale, dove sarà ospitata, alle sale vuole andarci come si conviene ai suoi 29 freschissimi anni: in bici, e magari in jeans. Arriva alla darsena dell'Excelsior che ha appena smesso di piovere tutto quel che poteva piovere e c'è un vento da maglione pesante; lei, partita da Roma con 32 gradi, sfoggia un Moschino bianco di pizzo che la fa sembrare ancora più giovane e mette i brividi a vederla. Non basta il freddo inatteso a farla fuggire, trova tutto il tempo per le foto, la simpatia, un autografo.
E adesso? Adesso c'è il secondo e più tremendo brivido, perché viene a sapere che in Sala Grande, quando lei dovrà portare il saluto per aprire Venezia 67, ci sarà anche il presidente Napolitano: «Mi intimidisce, certo. Ma che onore e che gioia: il cinema italiano è stato così maltrattato negli ultimi tempi. Questa presenza istituzionale così forte basta da sola a farci sentire considerati, rispettati per il lavoro che facciamo. E' una cosa bellissima».
Il prossimo progetto non è cinema, ma teatro con l'Orlando rivisitato da Emanuela Giordano: «Fare teatro per me è un impegno totalizzante, non è che in contemporanea posso fare anche cinema», ma è per il buon cinema, e anche ottimo, che ha fatto finora che Marco Müller l'ha voluta sul palco della Sala Grande. Per il film d'esordio "Nuovomondo" di Crialese, per il Premio Biraghi vinto con "Tutta la vita davanti" di Paolo Virzì, per il premio Kineo come miglior promessa, per il folgorante "Dieci Inverni" della passata stagione, lanciato proprio dal Lido. E' comprensibile che dica «Venezia è nel mio destino e nel mio percorso».
Ama far parte di questa generazione di giovani attori: «Tra noi siamo legati da affetto», e rifugge lo star system, perché per strada non la riconoscono e spera che questa cosa duri, «è una grande libertà». Non svela quale abito indosserà per la serata inaugurale («è importante portare in scena la moda italiana»); sa per certo però che in occasioni ufficiali indosserà gli abiti che lei stessa ha chiesto e cercato e voluto: Moi Multiple, la trevigiana di Asolo Roberta Furlanetto, Rosa Clandestino. «Sono stilisti italiani, giovani, bravi, lavorano seriamente. Io so quanto è dura emergere: se sono sotto i riflettori, è giusto e mi fa felice che altri giovani ci vengano, attraverso le loro creazioni, assieme a me».
01 settembre 2010