Quattro periti per l'incendio alla Salute

La Procura nomina i suoi consulenti, lunedì il primo sopralluogo. Aperto un fascicolo ma al momento non ci sarebbero ancora indagati. La polizia scientifica non ha trovato segni di effrazione ma resta il dubbio su cosa abbia originato le fiamme

    di Manuela Pivato VENEZIA.  Quattro periti per l'incendio del Seminario alla Salute. Ieri pomeriggio, nell'ufficio del pm Rita Ugolini, sono stati nominati i consulenti che dovranno accertare le cause del rogo che, domenica sera, ha danneggiato il sottotetto dell'edifico patriarcale. La Procura ha nominato Alberto Sturaro (che ha fatto anche la perizia sul rogo della Fenice) e Rocco Rella del Cnr e l'ingegner Agatino Carollo dei vigili del fuoco di Treviso mentre l'impresa Sacaim, assistita dagli avvocati Fabio Niero e Alvise Muffato, in qualità di parte interessata ha nominato come consulente di fiducia l'ingegner Giampietro Zucchetta.

    La Soprintendenza, dal canto suo, ha inviato in udienza una funzionaria che si è risevata di nominare un perito in un secondo momento annunciando inoltre che lo stesso sovrintendente al Polo museale, Vittorio Sgarbi, potrebbe partecipare alle operazioni. I periti avranno novanta giorni di tempo per depositare i risultati. Per lunedì mattina, intanto, è fissato il primo sopralluogo. Al momento non ci sono indagati mentre l'inchiesta passerà al sostituto procuratore Lucia D'Alessandro.

    A quarantotto ore dall'incendio gli inquirenti non scartano ancora nessuna ipotesi anche se quella dolosa sarebbe la meno accreditata. Gli uomini della Scientifica, infatti, non avrebbero trovato nessun segno di effrazione. Il fuoco, dunque, è divampato perché sarebbe stato usato materiale infiammabile in maniera inopportuna. Come un cannello, ad esempio, impiegato per la saldatura della guaina che gli operai stavano stendendo nel sottotetto.

    I periti dovranno anche quantificare i danni provocati dalle fiamme. Oltre alle travi bruciate nel sottotetto dell'archivio del Seminario, infatti, va messa nel conto le delicata operazione di messa in sicurezza e restauro delle tre tele di Tiziano che decorano il soffitto della sacretsia della Basilica. Una soprattutto - il «Davide e Golia» - è finita sotto il torrente dei 2 mila litri d'acqua (dolce, per fortuna) usati per domare le fiamme.

    Per quanto riguarda invece il sottotetto, i danni sono abbastanza limitati in quanto lo spazio era vuoto e le travi bruciacchiate dalle fiamme erano comunque da sostituire. Una stima più precisa potrà essere fatta dal Patriarcato una volta che sarà possibile raggiungere l'archivio del Seminario, e cioè quando la Procura deciderà di togliere i sigilli.

    Intanto i consulenti si metteranno subito al lavoro anche sui campioni prelevati la notte dell'incendio. Da accertare la presenza o meno di liquidi acceleranti per dare più o meno credito all'ipotesi di incendio doloso anche se, come si diceva, l'orientamento è che si sia trattato di un incedio provocato per negligenza o imperizia.
    01 settembre 2010

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