Il capo dei Vigili del fuoco: "Un ritardo e sarebbe stata un'altra Fenice". Subito sul posto Scola, il sindaco e Sgarbi: danni a «Davide e Golia» di Tiziano
di Carlo Mion
VENEZIA. Si è rischiata un' altra Fenice, l'altra sera, quando un incendio ha parzialmente distrutto il tetto dell'ala, a ridosso della Basilica della Salute, del Seminario della Curia. Un incendio che ha danneggiato gravemente un dipinto del Tiziano e fortunatamente risparmiato altri capolavori tra cui un Tiepolo. Incendio sul quale stanno indagando polizia e vigili del fuoco e che sembra collegato ai lavori per la sistemazione della guaina protettiva sullo stesso tetto. Anche se gli inquirenti non tralasciano nessuna pista, non ci sono elementi al momento per pensare ad un incendio doloso. È categorico l'ingegnere Loris Munaro, nuovo comandante dei vigili del fuoco di Venezia, nel sottolineare il pericolo scampato. «Bastavano cinque minuti di ritardo nell'intervento e le fiamme si sarebbero propagate alla Basilica. E quel punto l'incendio diventava incontrollabile. Parecchia fortuna, la professionalità di chi è intervenuto e l'impianto antincendio della città che ha funzionato. Elementi fondamentali per evitare un disastro. Comunque se l'incendio scoppiava due ore dopo, quando c'erano meno persone in giro e l'allarme inevitabile sarebbe scattato in ritardo, avremmo avuto una Fenice due», sottolinea Munaro.
Sono da poco passate le 22 quando diverse telefonate arrivano di pompieri e polizia. Chiamate che segnalano delle fiamme salire da un tetto adiacente alla Basilca della Salute. Cinque minuti cinque e sul posto ci sono gli agenti di due volanti e la prima squadra dei pompieri. Le fiamme si stanno sprigionando dal tetto dell'ala del Seminario a ridosso della Basilica. Mentre i poliziotti staccano i quadri elettrici della struttura e interrompono l'erogazione del gas i vigili del fuoco si arrampicano sull'impalcatura che serve agli operai della Sacaim impegnati nella sistemazione del tetto del Seminario. L'incendio si è sviluppato ad un'altezza che varia tra i dieci e i dodici metri. I pompieri portano a spalla, lungo l'impalcatura, le manichette per l'acqua. Le fiamme divorano velocemente parti del tetto in legno e iniziano ad avvicinarsi alla Basilica. Sono alte per un effetto camino. Interessano circa dieci metri quadri di superficie. Viene utilizzata acqua dolce dell'impianto anticendio della città. Viene sparata a pressione bassa per danneggiare il meno possibile i capolavori pittorici ospitati nell biblioteca sottostante.
Le fiamme vengono spente in 15 minuti, durante i quali i pompieri hanno utilizzato all'incirca 2000 litri di acqua. Sul posto arrivano il sindaco Giorgio Orsoni, il Patriarca Angelo Scola e il sovrintendente ai poli museali Vittorio Sgarbi. Vengono sentiti i due operai della Sacaim che vivono nei container sul posto e sono impegnati con altri nella sistemazione del tetto. Solo uno era presente al momento dell'incendio anche se non si era accorto di nulla. Ci sono volute diverse ore prima di eseguire il primo sopralluogo sul tetto. A mezzanotte si è riusciti a mettere al sicuro cinque quadri ospitati nella biblioteca. Non è stato possibile per una tela, il «Davide e Golia» di Tiziano appesa al soffitto. L'acqua usata per spegnere l'incendio è passata dal soffitto ed è cominciato a grondare da un angolo (il cielo) del dipinto. Verso l'una, durante un verifica sul tetto sono state recuperate alcune bombole di gpl usate per alimentare il cannello impiegato dagli operai per saldare la guaina catramata messa a protezione del tetto. Un poliziotti ne recupera una che sta perdendo gas. Si è rischiato un'esplosione.
La guaina saldata a caldo molto probabilmente è la causa dell'incendio. Lavoro interrotto per la pioggia. L'operazione a caldo spesso causa il surriscaldamento delle strutture in legno che anche dopo ore possono prendere fuoco. Il pm Rita Ugolini ha aperto un fascicolo per incendio colposo. Sul banco degli imputati negligenza e imperizia.
31 agosto 2010