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Maniero libero: oggi vende casalinghi

Scade il soggiorno obbligato, l'ex boss chiude il conto con la giustizia. Oggi, con un altro nome, fa l’imprenditore e il 2 settembre compirà 56 anni. L’avvocato Balduin: «È una persona molto provata»

VENEZIA. Il 2 settembre festeggerà il suo 56esimo compleanno da uomo libero. Anche se di carcere vero, in questi anni ne ha fatto davvero poco Felice Maniero da Campolongo Maggiore, il più famoso criminale che il Nordest abbia mai partorito, capace di trasfigurare in mito mediatico una storia personale da bandito e omicida: sette i delitti per i quali è stato condannato, 5 quelli ammessi.

Con la fine dell'ultima misura restrittiva del soggiorno obbligato, oggi Maniero - già da anni libero di muoversi per lavoro - chiude il suo conto con la giustizia. È un uomo certamente diverso - imprenditore, vende casalinghi, un figlio piccolo, la tragedia di una figlia morta suicida, un nuovo nome - ma tra il 1980 e il 1995 è stato un capo banda scaltro e sanguinario, capace di realizzare un'impresa del crimine di stampo mafioso in salsa nordest, alimentata da assalti, estorsioni, droga, ricatti allo Stato, rapimenti, traffico di armi. Colpi come la rapina da due miliardi di lire all'aeroporto Marco Polo (1983) e quella ai danni del Casinò del Lido di Venezia (1984); la rapina al treno Milano-Padova, a Vigonza (1990), nel corso della quale morì una giovane universitaria di Conegliano; il furto dei gioielli della Madonna Nicopeja nella Basilica di San Marco e la rapina della reliquia del mento di Sant'Antonio nella basilica di Padova (1991). Un'attività difesa con il sangue di chi osava sfidarne l'autorità, pentito o concorrente che fosse. Temerario e scaltro anche al punto da pianificare attentamente il suo «pentimento», con il quale si assicurerà una riduzione di pena da 25 a 17 anni.

Il capo della mafia del Brenta viene arrestato nell'agosto del 1993, sul suo yacht al largo di Capri: pochi mesi dopo è protagonista di una clamorosa evasione dal carcere di Padova. Gli investigatori, caparbi, lo riarrestano a Torino, nel novembre del 1994: a quel punto, Maniero fa due conti e decide di collaborare, contribuendo a smantellare la «sua» banda e chiudere un'epoca criminale. Per un po', però, non rinuncia alle spacconerie che avevano fatto la fortuna di «Faccia d'angelo», soprannome che è già spacconeria di per sé.

Così se nel 1994, durante un processo, si fece servire in gabbia spaghetti all'astice e prosecco; e, ancora, nel marzo del 2000 gli venne revocato il programma di protezione perché sorpreso a bordo di un'auto sportiva fiammante. Bravata con la quale si giocò la nuova identità: fuori dal programma, il suo nuovo nome fu pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Negli ultimi anni, il cambiamento, segnato dalla tragedia di una figlia suicida. Ma il mito mediatico non finisce di alimentarsi: a giorni le riprese del film di Andrea Porporati ispirato all'autobiografia «Una storia criminale», scritta da Maniero con il giornalista Andrea Pasqualetto, che segue una docu-fiction di Iannelli-Fattori per La7. Ma quanto Maniero
sia davvero una «persona nuova» non è in grado di dirlo neppure il suo avvocato, Gian Mario Balduin, che all'Ansa racconta di «una persona molto provata, ma per sapere quanto "nuova" bisognerebbe conoscerlo a fondo». Pentito? «Dal punto di vista giuridico sì, da quello pratico lo sa solo lui».

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