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San Donà-Musile il Pdl sfida la Lega

Tensione sull’unione con Musile. Alt della Zaccariotto: «Follia»

SAN DONA’. Unione tra Comuni, il dibattito dell’estate incendia le rive opposte del Piave. San Donà e Musile, così vicine geograficamente, ma tanto lontane per tradizioni, cultura, identità. Il Pdl ha lanciato l’idea con l’assessore sandonatese Oliviero Leo, un pugliese che ha messo radici a San Donà dove è amministratore emergente e prolifico soprattutto in quanto a nuove proposte, tanto da diventare coordinatore del Pdl. La Lega Nord, che ha i sindaci nei due Comuni, Francesca Zaccariotto, presidente della Provincia, e Gianluca Forcolin, che è anche onorevole, si è subito irrigidita.

E se la Zaccariotto ha parlato di «pura follia», Forcolin, assieme al vice sindaco del Pdl Ivan Saccilotto, ha comunque bocciato il progetto. La parola potrebbe passare ai cittadini con un referendum consultivo. «E’ possibile tagliare i costi senza incidere sulle prestazioni? - si chiede Leo, confortato dall’assessore di Musile, Alberto Teso anche lui del Pdl- e possiamo ridurre le spese senza intaccare i servizi? La risposta è positiva, e ruota attorno a tre concetti: riorganizzare, accorpare, ottimizzare. C’è un decalogo per arrivare alla fusione dei comuni. Il blocco delle assunzioni consente di rimpiazzare solo un dipendente pubblico ogni 5 che vanno in pensione e dobbiamo, quindi, accorpare gli uffici che svolgono il medesimo servizio, se non vogliamo perdere in prestazioni.

Dal punto di vista storico, culturale e, oggi, persino urbanistico, Musile e San Donà sono un’entità unica: un solo Consiglio comunale è sufficiente per amministrare una città di 50.000 abitanti circa, tra i 40 mila di San Donà e 10 mila di Musile. I dirigenti delle varie unità operative, dalle segreterie all’ufficio tecnico, dall’anagrafe ai servizi sociali, sono in soprannumero. Le procedure vanno conformate: non è possibile che da una sponda all’altra del Piave una Dia abbia requisiti diversi. Un unico centro decisionale supererebbe in un attimo tutte le difficoltà. La nuova finanziaria vieta per i Comuni con meno di 50.000 residenti di avere partecipazioni societarie e la fusione salverebbe le nostre quote in Asi, Atvo, Alisea e Veritas. Poi le economie di scala e i contribuiti: lo Stato eroga un contributo straordinario pari al 20% in aggiunta a quello standard.

Nei Comuni fino a 10.000 abitanti i costi per il personale superano il 50% del bilancio, mentre nei comuni con almeno 50.000 residenti la voce incide solo per il 28%. A conti fatti potremmo risparmiare oltre un milione di euro». Forcolin e Saccilotto, da Musile, puntano su una politica dei piccoli passi. «Possiamo collaborare e condividere dei servizi - dice il sindaco e onorevole di Musile - ma la fusione è irrealizzabile. Diverso è ragionare sulla
collaborazione e coordinamento». La Zaccariotto ha già sentenziato: «Pura follia, altri sono i problemi da risolvere senza prendere in giro i cittadini, non siamo neppure riusciti ad organizzare assieme la polizia locale e l’armamento, chi parla di fusione vuole cercare visibilità senza sostanza».

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