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Trentenni veneti "bamboccioni"
in famiglia aspettando un lavoro

La fotografia e

le prospettive economiche e sociali nell’annuale dossier presentato dalla Regione: un quarto dei trentenni vive con i genitori. Gli uomini, più che le donne, esitano ad uscire di casa (il 60% dei maschi e il 48% delle donne vive con i genitori tra i 18 e i 34 anni). Ma si vede l’uscita dalla crisi
VENEZIA. Diceva Mark Twain che le statistiche sono come un lampione, servono per fare luce, ma non si deve, come fanno gli ubriachi, appoggiarcisi troppo. Ma il monumentale e prezioso Rapporto annuale della Regione Veneto, presentato a Venezia, è non solo un faro sulla situazione economica e sociale, ma anche una preziosa guida per capire come sta cambiando la regione e come sta uscendo dalla crisi.

Già perché la ripresa dell’economia, in questa prima metà del 2010, sembra ormai consolidata. «L’aumento delle esportazioni ma anche del turismo, che è in netta ripresa in questo 2010, e che peraltro aveva anche tenuto negli anni scorsi, sono un buon auspicio» dice Maria Teresa Coronella, “governatrice” delle statistiche della Regione. E il tema scelto per leggere questa messe di dati, quello della “rete” spiega perché il Veneto abbia sostanzialmente tenuto in una fase cruciale come è stata quella degli ultimi anni. Hanno tenuto le reti economiche, delle imprese.

Anche se il bilancio della crisi è pesante per piccoli e gli artigiani che hanno pagato, in termini di chiusure il costo più alto con un calo del 2,2% delle imprese. Hanno tenuto le reti sociali, con al centro una famiglia, anche se sempre più ristretta e “traballante”. Tengono le reti istituzionali con un’amministrazione pubblica virtuosa per spesa e ai primi posti per servizi che fornisce. Si è rinforzato quella fittissima rete interregionale, che fa oggi del centro del Veneto, incardinato sulla Patreve (ma non solo) un’unica area metropolitana. Soffre però il mercato del lavoro, che è, come al solito, l’ultimo ad entrare nella crisi e l’ultimo ad uscirne (anche se nessuno sa oggi quanti posti saranno persi per sempre). Eppure anche qui la ripresa del tasso di occupazione - nel primo trimestre è stato del 65,3 contro il 63,9 del terzo trimestre del 2009 - è un buon segnale.

Resta un buco nero, sul mercato del lavoro, che è quello dei giovani. La disoccupazione giovanile è cresciuta, anche se resta più bassa che in Italia. E’ da spiegare perché in Veneto, al contrario che nelle altre Regioni europee con i quali a tutto titolo si dovrebbe confrontare, sia ancora alta, troppo, la quota di giovani che resta in famiglia (quasi un quarto dei 30-34enni vive ancora con i genitori) e gli uomini, più che le donne, esitano ad uscire di casa (il 60% dei maschi e il 48% delle donne vive con i genitori tra i 18 e i 34 anni), contro quote che, in Europa sono rispettivamente del 42% e del 31%).

Ma le prospettive dell’uscita dalla crisi sono ormai consolidate. Anche se il mondo che il Veneto avrà davanti non sarà lo stesso di prima. «Ci sono due elementi di discontinuità», dice Stefano Micelli commentando i dati della Regione. «Il primo è l’accelerazione dello spostamento ad Est del baricentro dello sviluppo». Questo vuol dire a livello di settore che avremo una ripresa di meccanica e meccanotronica più spinta di quella dei settori manifatturieri tradizionali (moda, lusso etc), perché sono questi i beni maggiormente richiesti. Beneficiari di questa tendenza saranno quelle medie imprese italiane che si sono attrezzate in questi anni. «Insomma avremo - dice Micelli - più organizzazione aziendale e meno artigianato, più terziario e meno manifattura, più servizi ed anche cultura». Il secondo elemento di discontinuità è quello di un territorio che è sempre più metropolitano e che si fa definendo con le sue infrastrutture avanzate (porto, aeroporto, ed anche ospedali che stanno anche generando un “turismo” sanitario).

«E’ uno spazio che è nel vissuto delle persone» dice Micelli, «non ancora in quello delle governance istituzionali», aggiunge.
Resta ancora aperto come affrontare il problema dei giovani e del loro futuro. Micelli propone un loro utilizzo intelligente in quella banca larga che dovrebbe essere una conquista del Veneto del futuro. Zorzato, vicepresidente della Regione, annuncia misure per affrontare il problema dei giovani.

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