In 200 al primo faccia a faccia. Al centro Cardinal Urbani 8 dei 9 candidati. Porto Marghera e l’occupazione al centro del dibattito. Ma si è parlato anche di famiglia e salute
di Mitia Chiarin
VENEZIA Otto candidati su nove (assente Tataranni del Partito Comunista dei lavoratori per il no dell’esecutivo di partito) hanno partecipato al dibattito di ieri sera, organizzato dalla scuola di formazione socio-politica Cardinal Urbani. Per la prima volta tutti assieme, seduti, uno accanto all’altro, seguendo l’ordine di estrazione per la scheda di voto, i candidati sindaco di Venezia.
Al centro, il ministro Renato Brunetta e Giorgio Orsoni. Tra loro una stretta di mano e uno scambio di chiacchiere dopo le polemiche. Tutti i candidati hanno risposto alle domande degli studenti della scuola, dopo il saluto di monsignor Fabiano Longoni, a nome del patriarca Scola e della chiesa veneziana in una sala affollata da duecento persone. Prima domanda, il bene comune e i valori non negoziabili. «E’ la famiglia al centro di tutto» - spiega Alfredo Scibilia. «Sono i principi della costituzione» dice Marco Gavagnin del movimento di Beppe Grillo.
Renato Brunetta parla di buona politica: «E’ il produttore di bene comune. E’ quella che ascolta e decide, che non perde tempo e ottimizza le risorse, capace di ascoltare ed essere solidale, che sa progettare e che sa produrre una buona società e che punta alla coesione sociale e sa fare i buoni compromessi». Tocca poi a Giorgio Orsoni: «Il bene comune è nelle azioni quotidiane. E’ amare la propria città e operare per il benessere di tutti, pensare agli altri e mettersi a disposizione. I valori non negoziabili sono i diritti umani, della persona, il diritto alla vita». Per Michele Boato la questione nodale e’ la tutela dell’interesse collettivo rispetto a quello di «speculatori e furbi». E attacca: «Il quadrante di tessera è bene comune? Non lo è affatto». Per Enrico Bressan «Vita e salute sono diritti non negoziabili e il bene comune della città passa anche per la valorizzazione dei talenti».
Poi si passa a parlare dei programmi e delle priorità della città, dal lavoro al sociale e alla salute. Renato Brunetta pensa a livelli di governo e competenze. «Sarebbe bello intervenire su tutto con un unico livello di governo. Collaborazione è cosa del paradiso, in terra è più difficile. Io credo che uno dei temi fondamentali sia riuscire a mettere assieme i livelli di competenza per decidere al meglio. Nel mio programma il fulcro è il tavolo interistituzionale per dirimere i conflitti, per intervenire su bonifiche, Porto Marghera e sui temi centrali della città. E’ il soft power per governare».
Giorgio Orsoni parla anche di pratica. «Primario - dice - è il piano di assetto del territorio e la riconversione di Porto Marghera. Poi riorganizzare la macchina amministrativa con una forte partecipazione del cittadino. Poi questioni nodali sono occupazione, sanità e mobilità».
17 marzo 2010