Sale la tensione all’interno del mondo dei subappalti alla Fincantieri. Una settimana fa le martellate, ora le minacce di morte a due lavoratori cingalesi e ai loro famigliari nel Paese d’origine, che hanno avuto il coraggio di denunciare lo sfruttamento e avevano lamentato ingiustificate trattenute nelle buste paga. C’è anche chi ha denunciato di essere stato costretto a firmare in bianco la lettera di licenziamento
PORTO MARGHERA. Una settimana fa le martellate, ora le minacce di morte ai lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare lo sfruttamento. Sale la tensione all'interno del mondo dei subappalti alla Fincantieri. Una situazione che rischia di degenerare. Ancora una volta a sollevare la questione è il sindacato Cobas, mentre uno dei minacciati ha sporto denuncia. «Dopo la denuncia presentata dai lavoratori dei quali i titolari delle imprese trattenevano parte dello stipendio, costretti a firmare in bianco la lettera di licenziamento, la situazione sta raggiungendo livelli preoccupanti », sottolinea il Cobas. «L'aggressione compiuta dal lavoratore straniero, a colpi di martello, nei confronti del suo capo non va letta solo come uno scatto d'ira e d'incomprensioni tra i due.
E' collegata al clima che si respira all'interno dei cantieri», spiega ancora il sindacato che due anni fa ha dato il via all'inchiesta in corso. Indagine della Procura di Venezia che in attesa della sua conclusione ha però innescato un meccanismo preoccupante. Negli ultimi mesi sono almeno due gli operai cingalesi minacciati di morte. Minacce che riguardano pure le loro famiglie rimaste nel paese di origine. Si tratta di operai delle aziende subappaltatrici e tra quelli che hanno testimoniato alla Procura di aver firmato delle lettere in bianco di dimissioni al momento dell'assunzione e di essere pagati in realtà meno di quanto viene dichiarato in busta paga. Situazioni confermate anche dalle indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura.
Le minacce fatte da altri connazionali sono arrivate dopo gli esposti dei lavoratori e quando si è saputo che si tratta di alcuni dei dipendenti che hanno avuto il coraggio di raccontare cosa stava succedendo all'interno delle ditte di subappalto. L'inchiesta che non riguarda assolutamente Fincantieri ha permesso di capire come il mondo di quelle piccole imprese sia contraddistinto da sfruttamento, soprussi e dove di diritti per i lavoratori ce ne sono ben pochi. Tra le altre cose alcuni lavoratori hanno scoperto di aver firmato, a loro insaputa, delle lettere dove scagionavano coloro che in realtà li sfruttano. Dichiarazioni fasulle che dovevano servire a smentire ciò che altri sostenevano nelle loro accuse.
Ma sentiti dalla polizia giudiziaria hanno sostenuto di aver firmato sì delle dichiarazioni, ma di tutt'altro genere. Almeno così era stato detto loro dai capi, quando davanti ad un legale avevano messo la loro firma su dei fogli giù dattiloscritti. Giù alcuni lavoratori si sono licenziati e sono andati altrove per paura di ritorsioni ai danni dei famigliari rimasti al paese. Una scelta non facile di questi tempi. E la crisi, per assurdo, è per il momento uno degli elementi che consente di non far esplodere la protesta in maniera violenta. Molti, troppi, lavoratori preferiscono i soprusi, gli stipendi dimezzati e le lettere di licenziamento firmate in bianco piutosto che perdere il posto di lavoro.
14 marzo 2010