di Alberto Vitucci
VENEZIA. La corsa a chi ha il sondaggio migliore è finita ieri sera a mezzanotte. La direttiva del Garante per le comunicazioni (Agcom) prevede infatti che «i dati e le intenzioni di voto degli elettori possano essere diffusi solo fino a 15 giorni dal voto». Da ieri sera, dunque, silenzio stampa sui sondaggi, che si potranno fare ma non divulgare. I fedelissimi del ministro Brunetta dunque hanno fatto male i loro conti. E non sono riusciti a piazzare sulla stampa le ultime cifre. Che davano, non occorre dirlo, Brunetta vincente.
Vincente anche - seppur di misura - la sua coalizione (Pdl, Lega, pensionati, Adc, Amici popolari, lista Brunetta). Mentre i sondaggi commissionati dal Pd (a Swg e l’altro giorno alla società Ipr) danno la vittoria netta dell’avvocato del centrosinistra Giorgio Orsoni. E anche della sua larga coalizione, che va per la prima volta dalla sinistra all’Udc, passando per Pd, Verdi, socialisti, Italia dei Valori, lista Salvadori.
SPECIALE ELEZIONI COMUNALI Troppi vincitori perchè le cifre siano reali. Per capirne di più bisognerà attendere i prossimi giorni, e il concludersi di una campagna elettorale che dopo i primi grandi «fuochi d’artificio» adesso naviga nella quasi normalità. E’ vero che oggi saranno in laguna leader nazionali (il capogruppo del Pdl Cicchitto e il ministro Bondi per Brunetta, la presidente del Pd Rosi Bindi per Orsoni). E nei prossimi giorni è atteso mezzo governo a dar man forte a Brunetta. Ma sono pur sempre elezioni locali e non nazionali. La faccia e la popolarità dei singoli candidati - in tutto sono circa 800 solo per il Consiglio comunale - conta e può essere determinante più dell’appartenenza al partito e dell’effetto traino del leader.
E’ scattata dunque la seconda fase, con la stampa dei «santini» e la campagna porta a porta a distribuire volantini e letterine. I più ricchi stampano manifesti e pagano spot alle tv. Gli altri puntano sui blog, sul telefono, sugli amici degli amici.
Polemiche a distanza anche ieri tra Brunetta e Orsoni. «Orsoni boccia la giunta Cacciari», dice il ministro, «lo rivaluta solo quando parla di Quadrante di Tessera, del Lido, del mercato ortofrutticolo e dei progetti avviati nell’ ultimo anno. In realtà tutti progetti su cui lui ha dato giudizio negativo. La colpa non può essere solo di Cacciari, ma di tutta la sua giunta e dei partiti».
Orsoni ieri ha incontrato la Uil e ha presentato in serata un libro alla Mondadori con Marta Meo. Non si è presentato alla manifestazione con Fassino, sollevando qualche malumore tra il popolo degli ex Ds. Un modo forse per far vedere la sua «alterità» rispetto ai partiti e ai loro condizionamenti. «La giunta la deciderò io, e avrà molte donne e molti giovani, tante facce nuove», dice.
Ieri ha rilanciato il «no alle grandi navi» dopo che il suo avversario ha affermato sicuro che «producono ricchezza e non danni». «Vada a rileggersi Brunetta gli studi dell’Arpav, «dice il verde Beppe Caccia, «le vibrazioni, i rumori, i fumi e gli spostamenti d’acqua di mostri da 100 mila tonnellate di stazza. Le grandi navi vanno spostate a Marghera». Prudenza anche su Tessera, pur dicendosi favorevole al progetto. E un invito a fare «chiarezza» sulla più grande operazione urbanistica degli ultimi anni viene da Giampietro Pizzo, candidato con Orsoni per Sinistra e Libertà. «E’ utile una riflessione», dice, «soprattutto dopo il coinvolgimento nell’inchiesta di riciclaggio Di Girolamo della banca oggi di proprietà proprio di Enrico Marchi».
13 marzo 2010