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Federica Pellegrini: "Meglio staccare la spina che soffrire"

La campionessa veneziana dice sì all’eutanasia: "A me non piacerebbe vivere da vegetale"

SPINEA. Sì all’eutanasia, anche se a chiederlo è una persona cara. Federica Pellegrini, donna d’oro dello sport italiano, non si limita a incantare i tifosi quando scende in acqua, ma seguendo quella che per lei ormai è una consuetudine sconfina in altri territori, per dire la sua.

Stavolta lo ha fatto nel corso di un’intervista rilasciata al settimanale «Diva e Donna» nel numero che esce in edicola oggi. Sul tema dello «staccare la spina» quando non c’è più nessuna speranza di guarigione, Federica è stata più che chiara. «Ho pensato varie volte al tema della vita in stato di grave malattia - ha detto - e se capitasse a me preferirei passare ad un mondo migliore che vivere la vita di un vegetale». Un sì all’eutanasia, insomma, con la campionessa che ha anche aggiunto che, nel caso una persona amata glielo chiedesse, sarebbe disposta a staccare la spina.

Raggiunta telefonicamente nella prima serata di ieri, la Pellegrini ha confermato. «Sono arrivata a questo convincimento - ha sottolineato - pensando a quello che vorrei fosse fatto nei miei confronti nel caso mi trovassi in una situazione estrema». La nuotatrice di Spinea, reduce dalle buone prestazioni al meeting internazionale di Berlino, ama spaziare a 360 gradi, non accetta il ruolo di semplice fenomeno delle piscine ma vuole prendere posizione. Domani, tra l’altro, Federica Pellegrini sarà ambasciatrice della Giornata Mondiale del Rene, tanto che uno spot, sia radiofonico che televisivo, con la campionessa che raccomanda l’importanza della prevenzione, gira da qualche tempo su radio e tv.

«Questo è un mio aspetto poco messo in evidenza spesso - aggiunge - ma che fa parte di me in modo molto importante». La sensibilità ai temi sociali, infatti, non è una novità per Federica, che ha aderito in passato a più campagne di comunicazione sociale. Se una volta era baby boom, ora è una donna che accetta (e vince) sfide difficilissime, sia nell’agonismo, sia nella vita.

«Da un anno mio nonno è in dialisi - ricorda Federica -A ottobre, 12 giorni dopo la scomparsa di Alberto Castagnetti è morta mia nonna. Stava malissimo da tempo, è stato meglio così. Ma per me è stata una batosta dietro l’altra. Questo è il momento più duro. E’ difficile andare avanti senza la guida di
Alberto. Non mi sento più sicura di niente. Ho davanti tre anni duri, fino alle Olimpiadi di Londra 2012, dove voglio arrivare a fare quattro gare: 100, 200, 400, 800 stile libero. La paura più grande è che crolli questo grande sogno costruito con Alberto. All’80% i miei successi sono merito suo».

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