Olimpiadi 2020, la sfida tra Venezia e Roma. Galan: "Giochi a noi, ce lo devono"

I sindaci di Venezia e Roma si sono presentati venerdì al palazzo capitolino del Foro Italico con i rispettivi programmi per le candidature ai GiochIl governatore: la nostra candidatura è più simpatica e ha maggiori chance

    VENEZIA. La sintesi politica sta nello schietto epilogo dell’intervento di Giancarlo Galan: «Se non ci danno la candidatura primo ci resto male e poi mi incazzo». L’unica nota fuori dal pentagramma di una giornata all’insegna del fair-play è questa. Venezia e Roma, consegnati i loro dossier olimpici al Coni, smorzano le polemiche. Almeno sotto i riflettori, perché la tensione rimane alta.

    LEGGI Il dossier Venezia 2020

    La faraonica presentazione romana non ha lasciato indifferenti i membri del comitato promotore veneziano. «A Roma c’erano mille persone? Cosa vi devo dire - incalza Galan - si vede che c’erano mille persone che non avevano nulla da fare». Il governatore non si risparmia: vale poco il clima di correttezza che gli trasmette Massimo Cacciari, reduce dalla trasferta romana. «Abbiamo fatto le cose per bene - sottolinea il presidente della Regione -. All’Italia conviene candidare Venezia: sia economicamente, sia guardando alle chance internazionali del nostro progetto. Venezia è più simpatica di Roma e poi, come ha detto il patriarca Scola, è città dell’umanità. Roma ci deve questo riconoscimento: lo devono a una terra di emigranti, lo devono alla nostra gente che ha trasformato un territorio povero nella locomotiva del Paese».

    L’eccellenza dei numeri contenuti nel progetto veneto rischia, però, di non essere sufficiente. Per questo Galan tiene alta la palla. «Non si può far finta di niente di fronte alla presenza di grandi istituti di credito che raccolgono soldi in Veneto e si schierano per una candidatura diversa» dice riferendosi a Unicredit e al suo a.d. Alessandro Profumo che si è schierato per Roma 2020. «Ce la giochiamo alla pari - taglia corto Federico Fantini, direttore generale del comitato Venezia 2020 -. Vi assicuro che arrivare a questo è già un risultato».

    Da oggi i dossier saranno nelle mani della commissione di valutazione istituita dal Coni. I membri sono il presidente del Coni Giovanni Petrucci, i vice Riccardo Agabio e Luca Pancalli, il segretario generale, Raffaele Pagnozzi, i membri italiani del Cio Mario Pescante, Franco Carraro, Ottavio Cinquanta, Francesco Ricci Bitti e Manuela Di Centa, e il rappresentante designato dalla commissione atleti, Anna Maria Marasi. «Una commissione dal “vago” sapore romano - dice il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni - stante il fatto che la maggioranza dei membri è nata e vive a Roma». Tant’è. Esaminati i dossier, la commissione li girerà alla Giunta, e un primo responso dovrebbe arrivare tra fine aprile e i primi di maggio. Poi toccherà al Consiglio del Coni ratificare, di fatto, la decisione finale sulla candidata italiana.

    Nell’arco, giorno più giorno meno, di due mesi, l’esito della corsa veneta ai Giochi sarà noto. L’idea lanciata dal vicegovernatore veneto, Franco Manzato, ha, strada facendo, incontrato un sostegno bipartisan che oggi - in pieno clima elettorale - stupisce gli stessi protagonisti. Sottolinea il gioco di squadra Cacciari, che (adesso) si dice certo «dell’imparzialità del Coni». Celebra un «Veneto compatto» Andrea Tomat, presidente della Confindustria regionale. «I Giochi - evidenzia - possono fissare i nuovi parametri dello sviluppo del Nordest». Ne è convinto pure Enrico Marchi, seduto gomito a gomito con il leader veneto degli industriali. Vederli allo stesso tavolo, dopo la lunga battaglia ingaggiata per Confindustria Venezia, fa un certo effetto. L’olimpismo, insomma, regna sovrano e Gian Paolo Gobbo interviene, addirittura, in dialetto per evidenziare la forza di un «progetto che ha unito, andando oltre a partiti e schieramenti».

    In effetti, opportunità o volontà, a celebrare la giornata di consegna del dossier veneto al Coni c’è una rappresentanza dell’interno emiciclo veneto. Ci sono i candidati governatori Giuseppe Bortolussi (che chiede a Cacciari di dare una scossa alla sua campagna elettorale) e Antonio De Poli. Manca Luca Zaia, che rimedia con una nota stampa. «Per il mondo sarebbe una grande emozione vedere le Olimpiadi ospitate dalla città più affascinante del pianeta». Ci sono i candidati sindaci di Venezia Renato Brunetta e Giorgio Orsoni. «Il programma di Orsoni non è compatibile con le Olimpiadi» attacca il ministro. «È probabile che Brunetta abbia letto un programma sbagliato» replica Orsoni. Perché va bene de Coubertin, ma c’è un limite.
    06 marzo 2010

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