Inceneritore, "SG31, adesso basta con i veleni"

L’ok della Regione al riavvio a pieno regime dell’inceneritore SG31 ricompatta gli schieramenti elettorali: il centrosinistra, contrario, appoggia Orsoni e Bortolussi che accusano il centrodestra di trasformare Marghera in un gigantesco immondezzaio, mentre Brunetta e Zaia difendono la scelta

    di Gianni Favarato MESTRE. Il riavvio a tutto regime del mega-inceneritore SG31 del Petrolchimico - deciso dalla Giunta regionale - e il conseguente futuro di Marghera ricompatta gli schieramenti elettorali. Contro l’inceneritore si schierano tutti i partiti che sostengono i candidati del centrosinistra in Comune e Regione (Orsoni e Bortolussi), la lista civiche di Alfredo Scibilia, nonché una lunga lista di associazioni e comitati. A favore dell’inceneritore tutto il centrodestra, con in testa i suoi candidati, Brunetta e Zaia.

    Da una parte ci sono Giorgio Orsoni e Giuseppe Bortolussi - candidati a sindaco e presidente della Regione per il centrosinistra - che accusano gli avversari del centrodestra di voler fare di Porto Marghera un "gigantesco immondezzaio di rifiuti pericolosi e tossici non prodotti in loco», alla faccia degli impegni a bonificare e rilanciare l’area. Dall’altra parte i candidati a sindaco e presidente della Regione - Renato Brunetta e Luca Zaia - replicano che riattivare a pieno regime quest’inceneritore «già esistente e autorizzato" per passare cioè dalle 40 mila tonnellate bruciate fino a pochi anni fa, alle previste 100 mila che poi diventeranno 125 mila, "permetterà di ridurre le emissioni inquinate".

    Il candidato del centrosinistra in Regione, Giuseppe Bortolussi - al pari di quanto ha già detto Giorgio Orsoni - si schiera nettamente contro e ribadisce che con "la riattivazione dell’SG31 a pieno regime la Regione governata dal centrodestra vuole far diventare Marghera la pattumiera del Veneto, per questo trovo inammissibile che una Giunta regionale, che non ha mai voluto approvare un piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali, decida di riattivare un impianto così impattante e pericoloso su un’area come quella della terraferma veneziana, già ampiamente compromessa da un punto di vista ambientale che si deve invece bonificare".

    Per Bortolussi è anche «inammissibile riattivare questo impianto senza un coinvolgimento della popolazione veneziana già duramente provata dalle note vicende storiche dell’area industriale di Marghera». Il ministro Renato Brunetta, candidato a sindaco per il centrodestra, difende invece a spada tratta la delibera della Giunta uscente di Galan: "L’acquisizione della piattaforma ambientale SG31 - scrive Brunetta - da parte della concessionaria regionale Sifa, che tanto scandalizza i fondamentalisti rosso-verdi, è la normale evoluzione di un progetto con un impianto che sino a oggi è stato autorizzato col pieno accordo della Provincia e del Comune di Venezia governati dalla maggioranza rosso-verde, a smaltire sino a 40.000 tonnellate di rifiuti industriali di ogni tipologia e pericolosità. Oggi è vero che aumenta la potenzialità dei volumi di smaltimento, ma è altrettanto vero che si migliora considerevolmente le categorie dei rifiuti da trattare ovvero si passa prioritariamente ai fanghi urbani e quindi si risolvono problemi ambientali".

    Alle dichiarazioni di Brunetta replica a sua volta il consigliere regionale dei Verdi-Idea, Gianfranco Bettin. "Speravamo - dice Bettin - che il silenzio di Brunetta sulla vicenda dell’SG31 nascondesse la sua consapevolezza del disastro che la decisione della Regione produrrà sulla salute, sull’ambiente e sulla stessa evoluzione di Porto Marghera. Brunetta fa finta di non sapere che un conto è un inceneritore fermo, come è oggi l’SG31, un conto, poi, è un inceneritore che brucia 30 mila tonnellate annue di rifiuti prodotti, e perciò smaltiti, in loco, e un altro conto è un inceneritore riavviato, potenziato e autorizzato a bruciare, dissolvendone nell’aria e nell’ambiente i residui, 100 mila tonnellate di rifiuti provenienti da ogni dove facendo di Marghera la pattumiera del Veneto e oltre. E’ esattamente quello che chiedono gli affaristi del business dei rifiuti e Brunetta accetta piegandosi alla Lega che vuol tenersi puliti i giardinetti trevigiani e fare di Marghera e di Venezia la sua pattumiera".
    04 marzo 2010

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