di Giovanni Cagnassi
SAN DONA’. Prostituzione nel Sandonatese e litorale, sono oltre 100 le ragazze che dalla strada sono passate alla «professione» negli appartamenti. Questi i dati dei censimenti effettuati tra i vari Comuni e le forze di polizia. Un fenomeno che è progressivamente mutato, appunto nel chiuso di case e appartamenti, in transito tra l’entroterra e il litorale a seconda della stagione.
I controlli effettuati nei locali come i night, sottoposti a chiusure e sanzioni, hanno ulteriormente implementato lo spostamento in appartamenti. Le ragazze arrivano ospiti di sfruttatori o sfruttatrici, sostengono affitti anche elevati, tra i 700 e i mille euro al mese, a proprietari che non fanno tante domande. Ma nei condomini ormai la gente non vuole più vedere il via vai di clienti a tutte le ore.
Si calcola che gli introiti dello sfruttamento della «libera professione» in questo territorio ammonti a circa 10 milioni di euro all’anno, praticamente l’industria più importante e che non conosce particolare crisi.
Le ragazze trovate dai carabinieri nei due appartamenti di San Donà e Noventa avevano un centinaio di clienti fissi. Sul cellulare salvavano nomi, numeri di telefono e addirittura la tariffa che praticavano per ogni singolo caso. Si andava dai 30 ai 200 euro, metà dei quali andavano alle sfruttatrici, due colombiane arrestate dai carabinieri.
Le indagini continuano e i militari hanno iniziato a sentire i clienti rintracciati, provenienti da tutto il Triveneto. Ne esce uno spaccato di società davvero curioso dal punto di vista antropologico. Professionisti, architetti, avvocati, commercialisti, ma anche operai, impiegati, disoccupati, questi ultimi con le tariffe più basse.
Tutte le fasce d’età, dai 20 ai 60 anni, di ogni censo ed estrazione sociale. C’è una crescente ricerca di trasgressione, di prestazioni sessuali estreme e a pagamento. Ci sono gli amanti del sadomaso, ma anche chi voleva solo parlare e confidarsi un po’, fare due chiacchiere come si farebbe da un analista.
«E’ un fenomeno allo studio dei nostri servizi - spiega l’assessore ai Servizi sociali Oliviero Leo, di San Donà - abbiamo rilevato un cambiamento nelle forme di sfruttamento che oggi sono monopolio anche delle donne. Le forze dell’ordine stanno facendo un ottimo lavoro, noi possiamo migliorare le strutture di ascolto e dare la possibilità alle ragazze sfruttate di costruirsi un futuro diverso nel nostro Paese. Molte, io credo la maggior parte, lo farebbero se fossero certe di trovare un impiego e magari una famiglia». A Jesolo era stato firmato un protocollo d’intesa con l’Asl e le forze di polizia per il monitoraggio costante della prostituzione. Intanto, i Comuni del territorio hanno adottato tutti ordinanze antiprostituzione, ma non avevano previsto questo proliferare di ragazze negli appartamenti.
03 marzo 2010