L'infanticidio di Ceggia, Gabriele strangolato nel sonno

Tiziana Bragato ha con tutta probabilità ucciso suo figlio quando il bimbo stava ancora dormendo. I carabinieri di San Donà e il medico legale non hanno notato segni sul corpo che possano indurre a pensare a una reazione del piccolo

    di Giovanni Cagnassi CEGGIA. Tiziana Bragato ha con tutta probabilità ucciso suo figlio quando il bimbo stava ancora dormendo. I carabinieri di San Donà e il medico legale non hanno notato segni sul corpo che possano indurre a pensare a una qualche razione del piccolo Gabriele. Oggi l’esame autoptico potrà comunque chiarire tutta la dinamica e scandire i tempi dell’omicidio e del suicidio. E’ quasi certo che, per togliergli la vita, la donna abbia utilizzato una cintura di accappatoio. Mentre il bimbo stava dormendo l’avrebbe legata attorno al suo collo stringendo forte.

    Escluso che possa averlo impiccato appendendolo alla spalliera svedese che lei, successivamente, ha utilizzato per togliersi la vita impiccandosi. Non si può escludere, invece, che abbia anche cercato di soffocarlo tappandogli la bocca o appoggiando un cuscino al volto.

    Ha sicuramente cercato di non farlo soffrire in quell’empito di follia e disperazione, o per lo meno di limitare la sua agonia.

    Questa scena tremenda potrebbe essersi consumata tra le 7 e le 9 del mattino. Quando il marito Walter Zago è passato a casa a portarle il pane, infatti, la donna lo ha accolto fuori dalla villetta al civico 29 di via XXV Aprile, senza però farlo entrare. Lo ha rassicurato, dicendo che il bambino era a scuola e lui è tornato al lavoro tranquillo senza immaginare cosa, di lì a poche ore, avrebbe scoperto nella camera da letto. Walter Zago è ritornato a casa per il pranzo alle 12.10 e, dopo aver sfondato la porta della camera da letto, ha visto moglie e figlio ormai senza vita.

    Tiziana avrebbe dunque ucciso il bambino per poi lasciarlo supino a letto. A quel punto ha preso carta e penna e, di suo pugno, ha scritto una lettera. Si è rivolta a sua mamma, la nonna del piccolo, per chiederle scusa. Una mamma che scrive ad un’altra mamma, alla sua mamma, spiegandole di non essersi accorta in tutti questi anni di non essere stata una brava madre. Un finale tremendo che fa riflettere anche sulla lucidità dei gesti che hanno portato prima alla morte di Gabriele e poi al suicidio della donna.

    Solo allora Tiziana ha preso la corda da roccia e l’ha legata all’asse della spalliera svedese utilizzata per gli esercizi ginnici. Dopo anni di sofferenza interiore che l’aveva consumata, ha deciso così di farla finita.
    22 febbraio 2010

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