Avevano colpito in un bar a Torre di Fine, a Jesolo e all’agenzia "Ladbrokes" di Musile. La notte scorsa, nel parcheggio a Quinto di Treviso dove come al solito avevano lasciato l’auto prima delle loro scorribande, hanno trovato i carabinieri
di Fiammetta Cupellaro
JESOLO. Sono esponenti giovani di quattro clan diversi. Violenti, esperti nel portar via cassaforti e ripulire ditte e negozi. La notte scorsa, nel parcheggio a Quinto di Treviso dove come al solito avevano lasciato l’auto prima delle loro scorribande, hanno trovato i carabinieri. Teddy Battistutti, nonostante i suoi 21 anni, veniva considerato il capo della banda. Residente a Musano di Treviginano, era nel gruppo che anni fa aveva rubato il bancomat dal tribunale di Treviso. E’ nella sua casa che i carabinieri hanno la refurtiva.
Merce rubata in negozi e ditte di Venezia, Treviso, Padova e anche Rovigo. Il gruppo è responsabile di almeno tre colpi nel veneziano: il furto ai danni del «bar Azzurra» a Torre di Fine, il tentato furto al supermercato «Ipercoop» di Jesolo e il furto della cassaforte all’agenzia di scommesse «Ladbrokes». Con Battistutti, la scorsa notte c’erano Jody Garbin, 23 anni, di Treviginano; Terence Orlando, 22 anni, di Piavon di Oderzo e Claudio Major 20 anni, di Giavera del Montello. Tutti con precedenti penali sono stati arrestati all’alba di sabato scorso. Era da tempo che i carabinieri del Nucleo Operativo di Treviso li seguivano.
Da quando avevano scoperto che una Bmw serie 5 risultata rubata, era parcheggiata chiusa a chiave, sempre al solito posto: la zona industriale di Treviso. A quel punto sono iniziati gli appostamenti e una notte sono comparsi Battistutti e i suoi. I carabinieri non li hanno più persi di vista, camuffandosi perfino da netturbini e giardinieri per tenere sotto controllo le rispettive abitazioni. Avevano visto che i quattro si muovevano sempre con lo stesso sistema.
Arrivavano di notte a Quinto con la loro auto «pulita», salivano con tutta la strumentazione per lo scasso sulla Bmw rubata e cominciava la razzia. Agivano da veri e esperti. Per capire se erano pedinati arrivavano al punto di girare su una rotonda fino a 10 volte. Oppure la prendevano contromano o fuggivano a 200 all’ora. L’ultimo colpo a Musile di Piave. Tornati a casa è scattata la trappola.
18 febbraio 2010