Vertice a Roma rinviato: boccata d’ossigeno fino al 22 febbraio. L'azienda con lo stabilimento a Fusina giovedì sera, a Palazzo Chigi, ha accettato di attendere il responso della Ue senza fermare la produzione
MESTRE. Dopo i primi pareri positivi della Commissione Europea sul decreto legge che permette di ridurre le tariffe elettriche alle industrie «energivore» Alcoa ieri sera, a Palazzo Chigi, ha accettato di attendere il responso definitivo della Commissione senza fermare la produzione. Gli operai dell’Alcoa, arrivati a Roma il «falò» di cartoni in piazza Montecitorio l’hanno acceso anche ieri sera. Ma a differenza del precedente vertice a palazzo Chigi - conclusosi con un nulla di fatto quasi all’alba - ieri l’incontro con i vertici della multinazionale è durato poco più di mezz’ora e si è concluso ed è stato aggiornato al 22 febbraio prossimo, sempre nella sede della presidenza del Consiglio dei ministri.
Un ennesimo rinvio, insomma, ma almeno - come hanno commentato i lavoratori e delegati sindacali di Fusina arrivati a Roma per partecipare all’incontro - neanche stavolta c’è stato il temuto annuncio di fermata delle fonderie e messa in cassa integrazione dei lavoratori. All’incontro - presieduto dal sottosegretario Gianni Letta - erano presenti anche i ministri Sacconi e Andrea Ronchi; per Alcoa Italia l’amministratore delegato, Giuseppe Toia; le segreterie confederali di Cgil, CIsl, Uil, dei metalmeccanici e le Rsu; gli assessori veneziani Laura Ficato (Provincia), Massimiliano Malaspina (Provincia) e Vendemiano Sartor (Regione). Le premesse per la decisione presa ieri da Alcoa di non fermare le fonderie in Sardegna e a Venezia, si sono viste nella serata predente, quando da Bruxelles arrivano i primi giudizi positivi della Commissione europea al decreto sull’energia che sta presiponendo il governo italiano. In una nota l’esecutivo comunitario ha però sottolineato che, non avendo l’Italia notificato formalmente il decreto legge in questione, «non è ancora prevedibile alcuna decisione che possa dare certezza legale sulla compatibilità del provvedimento con le norme Unione Europa. Tanto è bastato per convincere Alcoa - già pressata dalle proteste dei lavoratori e dal Governo italiano che è arrivato a minacciare la multinazionale dell’alluminio di pesanti ritorsioni - per decidere di rinviare ogni decisione sul futuro dei suoi stabilimenti al 22 febbraio.
Per quella data, si spera, ci potrà essere la certezza formale del parere della Commissione Europea, ovvero che il nuovo decreto legge italiano sul costo dell’energia - opportunamente formulato grazie ai pareri che esprimeranno i commissari europei - non incorrerà in una nuova sanzione (la precedente è costata all’Alcoa una «multa» di 300 milioni di euro) per «illecito aiuto ad un’azienda privata».
«E’ presto per dire che abbiamo vinto ma possiamo guardare con più fiducia di quanto non potessimo la volta scorsa», ha commentato il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Gianni Letta, annunciando subito che l’incontro è stato aggiornato al 22 febbraio «per trovare uno sbocco positivo e definitivo di questa importante vertenza industriale». «E’ presto per dire che abbiamo vinto - ha commentato ancora Letta - ma ora possiamo guardare con più fiducia di quanto non potevamo la volta scorsa». I delegati sindacali veneziani hanno però chiesto espressamente al sottosegretario Letta che il nuovo provvedimento legislativo sui costi dell’energia «deve beneficiare non solo la Sardegna, ma anche Venezia e lo stabilimento di Fusina».
12 febbraio 2010