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Sanità, la protesta dei medici a piazza S.Marco

Il corteo dei camici bianchi senza stipendio: "Umiliati". Agli ospedalieri si sono uniti anche quelli di base. Venerdì riunione all’Ordine per nuove iniziative

Il corteo di protesta dei medici senza stipendio dal 27 gennaio scorso si è trasformato in un funerale della sanità veneziana. Il cadavere (una barella che trasportava un manichino, senza testa e prestato da un commerciante, coperto da un lenzuolo bianco) è sfilato da campo SS. Giovanni e Paolo a piazza San Marco. Dietro il cartello «Ulss 12 senza soldi = medici senza stipendio» e da una truppa composta di circa un centinaio di camici bianchi. Tra questi Giovanni Leoni (Cimo) e Margherita Bergamasco (Cisl), Carlo Gatti (Cgil) e alcuni primari (Sandro Bordin, Claudio Milani, Lucio Santoro, Francesco Paladin). Qualche medico indossa il camice bianco con la scritta corretta da «Medici senza frontiere» a «Medici senza stipendio», altri con cartelli appesi al collo «Medici senza stipendio».

Professionisti umiliati. «Noi siamo professionisti che hanno studiato per curare i cittadini - spiega Sandro Bordin, direttore di Otorino, ieri nelle vesti del becchino - Ma ci umiliano costringendoci a queste piazzate per avere ciò a cui abbiamo diritto: lo stipendio». Il «corteo funebre» è stato seguito dai passanti con interesse e curiosità. Qualche anziano si è addirittura preoccupato pensando che stessero trasportando una salma autentica. Molti hanno fermato i medici per farsi spiegare le motivazioni della protesta.

Cori. Qualcun altro si è limitato ad ascoltare i cori. «La Regione lo sai che fa? Ci ha rubato lo stipendio... se l’è messo tutto in tasca e non ce lo molla più...», oppure il più veneziano no ghe xe ostreghe, né canestrei, voemo i schei, voemo i schei che i ne gà robà. All’angolo tra calle XX marzo e calle del Pestrin, sotto la targa del consiglio regionale, un piccolo fuori-programma. Qualche medico vorrebbe «puntare» a Palazzo Ferro Fini, sede del consiglio regionale. Ma il percorso concordato con la Questura non prevedeva questa deviazione. Qualche malumore da parte di chi voleva trovarsi faccia a faccia, per dirla con Carlo Gatti (Cgil), «con chi ha lo stipendio non lavorando, dato che hanno fatto mancare il numero legale, e poi non lo danno a noi che invece abbiamo lavorato, eccome»; quindi ripiegamento verso piazza San Marco. Non prima di avere indirizzato un invito «Fuori, fuori» (sottinteso dal consiglio); quindi il coro «Buffoni, buffoni, preparate i bagagli».

Medici di base. Al corteo dei medici ospedalieri si sono uniti anche alcuni medici di base, accomunati dallo stesso destino: quello di non essere stati pagati. «Già va male perché a Venezia il numero di assistiti è in continuo calo - lamenta Romana Bonsuan - In più noi dobbiamo pagare anche l’affitto dello studio, bollette, riscaldamento».

E senza soldi tutto si complica. C’è poi chi, come Stefano Chiarot, prima ricorda che «la normativa è chiara: l’Asl doveva pagarci entro il 31 del mese, quindi è inadempiente», quindi se la prende con «la nostra Asl che evidentemente è più cicala di altre» e con «quel bell’Angelo
a Mestre che evidentemente si è trasformato in un demonio succhiasoldi». E proprio i medici di base e i pediatri di libera scelta si riuniranno venerdì alle 20.30 nella sede dell’Ordine dei medici per decidere quali iniziative di protesta adottare. Sperando che la situazione si sblocchi prima.

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