Il governo all'Alcoa: "Non fermare gli impianti"

La multinazionale americana ci pensa. Sit-in degli operai e tavolo di confronto della notte a Palazzo Chigi

    di Gianni Favarato Assediata dai lavoratori e messa all’angolo dalle proposte del Governo italiano - che garantirebbero tariffe in linea con la concorrenza europea e con le normative europee - i dirigenti di Alcoa Italia hanno chiesto ieri, dopo le 22, una sospensione della trattativa notturna per consultarsi con i dirigenti della casa madre americana che da giorni ribadiscono di voler fermare gli impianti del Primario e di mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti dei suoi stabilimenti in Italia.

    In apertura del vertice iniziato a Palazzo Chigi poco prima delle 21, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha chiesto ai vertici dell’Alcoa di non fermare gli impianti fino alla discussione in sede europea del decreto legge italiano che, di fatto, ha fatto scendere, già dal 22 gennaio scorso, fino a 30 euro (tariffa media europea per k/w) il costo dell’energia utilizzata in grande quantità nelle sue fonderie situate a Fusina e in Sardegna. Letta ha anche assicurato che nel caso l’Unione Europea dovesse dare qualche indicazione negativa sul testo del provvedimento ci sarebbe il tempo per correggere il decreto che è in Parlamento in attesa di conversione: i 60 giorni necessari alla conversione scadono verso il 20 marzo. In ogni caso, Letta ha assicurato che il presidente della Commissione europea, Barroso, dopo una telefonata del premier Berlusconi, si è comunque impegnato a dare «priorità assoluta» al provvedimento del governo italiano sull’abbattimento dei costi energetici mettendo all’ordine del giorno della riunione di insediamento della Commissione del 10 febbraio.

    Ma i dirigenti di Alcoa Italia - che dichiarano di perdere 700 mila euro al giorno per gli eccessivi costi energetici - pur prendendo atto dell’eccezionale impegno del Governo italiano (rappresentato ieri da Letta e dai ministri Sacconi, Brunetta e Scajola) anche in sede europea hanno chiesto «una data precisa in cui ci sarà un sì o un no per capire quali saranno i costi per il mantenimento dello status quo». Il timore di Alcoa è che arrivi un nuovo «no» da Bruxelles «come è successo, sia per l’Italia che per la Grecia». Per questo ieri notte hanno chiesto una sospensione del vertice per permettere all’amministratore delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toia, di consultare i massimi vertici della multinazionale americana.

    Armati di bandiere, striscioni, tamburi di latta, fischietti e caschi da lavoro, centinaia di operai dell’Alcoa hanno protestato per tutto il giorno a Roma. Circa 200 dipendenti dello stabilimento venziano dell’Alcoa che si trova a Fusina - dove sono occupati 114 dipendenti nel Primario (fonderia) e 280 nel Laminatoio - sono partiti ieri all’alba in pullman e, arrivati a Roma, hanno manifestato per le strade del centro presidiate da un ingente schieramento di forze dell’ordine insieme ai circa 500 colleghi dell’Alcoa di Portovesme (Sardegna). A Montecitorio una delegazione di rappresentanti dei lavoratori, sindacalisti, politici e amministratori locali - tra i quali l’assessore comunale Laura Fincato e gli assessori Vendemiano Sartor (Regione) e Paolino D’Anna e Massimiliano Malaspina (Provincia) - hanno incontrato, prima del vertice con Gianni Letta a palazzo Chigi, una delegazione di senatori del Pd composta dal presidente Anna Finocchiaro e dai vicepresidenti Zanda e Casson i quali hanno confermato che «il Pd al Senato è disponibile ad una rapida approvazione del decreto sull’energia elettrica».
    03 febbraio 2010

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