di Michele Bugliari
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ROMA. La rabbia dei metalmeccanici degli stabilimenti di Alcoa di Fusina e di Portoveseme (Carbonia) torna a Roma. Oggi alle 5, duecento tute blu partiranno dalla fabbrica con i pullman, organizzati dai sindacati (Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm), per raggiungere la capitale, dove si uniranno ai loro colleghi sardi, per una manifestazione che si terrà nel pomeriggio davanti a Palazzo Chigi. Proprio la sede della presidenza del Consiglio, infatti, ospiterà alle 20.30 un ennesimo tavolo nazionale. Intanto ieri mattina, la mensa di Alcoa ha ospitato un’assemblea dei lavoratori aperta ai rappresentanti istituzionali. Un appello a far cambiare idea ai vertici dell’azienda.
Oggi a Roma andrà in scena l’estremo tentativo di far desistere Alcoa dalla volontà di chiudere gli impianti dell’alluminio primario di Fusina (114 lavoratori) e di Portovesme (600 addetti). Gli operai arriveranno a Roma «armati» della bandiere con leon di San Marco fornite dall’assessore provinciale leghista Massimiliano Malaspina. Nei giorni scorsi il sindaco Cacciari e il premier Berlusconi hanno scritto al presidente del gruppo statunitense Alcoa, di cui fa parte anche Alcoa Italia, per chiedergli di congelare le decisioni di chiusura degli impianti, in attesa che la commissione europea si pronunci sulla validità del decreto legge del 22 settembre, approvato dal governo per abbassare le tariffe elettriche alle aziende di Sardegna e Sicilia. L’azienda però ha risposto picche.
A favore dei lavoratori di Alcoa domenica all’Angelus, si è pronunciato anche papa Benedetto XVI. Il clima in fabbrica è molto teso e si è avvertito anche nel corso dell’assemblea di ieri alla qaule hanno partecipato parlamentari (Murer, Treu, Baretta, Stradiotto, Donaggio), il sindaco di Mira Carpinetti, gli assessori comunali Fincato e regionale Sartor, oltre ai consiglieri regionali Tiozzo, Causin e Pettenò. Cacciari ha fatto un’analisi spietata: «Credo che la questione non riguardi le tariffe dell’energia elettrica, perché se questo fosse stato il problema, sarebbe già stato risolto, grazie alle proposte del governo che permetterebbero ad Alcoa di avere l’energia ad un prezzo competitivo con gli altri Paesi europei. La scelta strategica di Alcoa è di concentrare le proprie produzioni altrove, questa è la scelta».
Cacciari ha proposto la sua ricetta: «Se la scelta è questa l’unico modo per uscirne è una mobilitazione politica non solo delle istituzioni locali. Ci vuole una nettissima, durissima, fortissima posizione governativa. Il governo deve dire: «L’Alcoa ha acquisito, 10 anni fa, questi impianti a prezzi stracciati essenzialmente per difendere l’occupazione. Ora l’azienda deve sapere che se dismette questi impianti, senza pagare dazio, avrà il governo italiano nemico in tutte le sedi possibili. Domani vuole aprire un impianto in Spagna, in Dubai o in Qatar e il governo italiano andrà in questi Paesi a dire: «Bada, governo, che quelle di Alcoa sono persone assolutamente inaffidabili, che tirano bidoni, che comprano gli impianti e poi se ne vanno».
02 febbraio 2010