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VENEZIA. Pullman già prenotati e partenza da Venezia alle 5 del mattino per manifestare martedì a Roma sotto Palazzo Chigi. Così gli oltre 200 lavoratori dell'Alcoa di Fusina sono pronti a fare pressing sulla politica e sulla multinazionale per salvare il sito veneziano e quello di Portovesme in Sardegna.
In mattinata affollata assemblea nella mensa dello stabilimento veneziano con parlamentari, sindaci - tra cui Massimo Cacciari - e rappresentanti di Provincia e Regione a confrontarsi perchè per i lavoratori, è stato detto, è fondamentale che la pressione sul Governo da una parte e su Alcoa dall'altra, venga da tutte la componenti ma in modo organico e soprattutto condiviso.
Durissimo Giorgio Molin dei metalmeccanici della Cgil che ha sottolineato come Alcoa, già l'anno scorso, avesse iniziato un processo per disimpegnarsi in Italia. "Prima la Cassa integrazione e poi, quando doveva ripartire la produzione di alluminio, il crollo da 80mila a 40mila laminati l'anno. Bisogna bloccare l'offensiva di Alcoa per questo bisogna essere, istituzioni comprese, sotto le finestre di Palazzo Chigi domani".
Alcuni esponenti leghisti hanno poi regalato ai lavoratori dello stabilimento veneziano delle bandiere di San Marco da portare in corteo a Roma, assieme a quelle dei quattro mori che verranno sventolate dai dipendenti della multinazionale in arrivo da Portovesme in Sardegna.
Le bandiere sono state consegnate proprio nel corso dell'assemblea dei lavoratori in vista della protesta davanti a Palazzo Chigi. Il vessillo di San Marco, per gli esponenti del Carroccio servirebbe, in questa fase cruciale dell'Alcoa, a "difendere il Veneto anche con la nostra identità".
Tra i lavoratori in assemblea qualcuno ha commentato il gesto leghista così:"L'identità è un'arma spuntata di fronte al concreto rischio di rimanere senza posto di lavoro" e con un altro pezzo del polo industriale veneziano "che scompare per l'assenza di una politica industriale che si trascina da decenni"
01 febbraio 2010