VENEZIA. «Sindaco e ministro? Me l’ha chiesto Berlusconi. E, ripeto, io credo che questo sia un grande vantaggio per la città. I veneziani capiranno». Il ciclone Brunetta annuncia la sua rivoluzione. Casinò ai privati, due diligence e bilancio del Comune ai raggi x. Liste pubbliche di tutti quelli che vorranno parlare con lui a Ca’ Farsetti. E poi la giunta e il Consiglio comunale trasferiti nella sala del Maggior Consiglio in palazzo Ducale, sotto i quadri del Tintoretto. Gli uffici comunali alle Procuratie, 25 miliardi di investimenti e 50 mila nuovi posti di lavoro. Attacca Cacciari («Nel 2005 l’ho votato e mi ha tradito») e punzecchia Orsoni («Volevo farlo mio consulente»).
Nel suo secondo week end veneziano da candidato sindaco di Pdl e Lega, il ministro Brunetta ha incontrato decine di enti e associazioni per illustrare il suo programma. Ieri pomeriggio ha partecipato al suo primo forum nella redazione della Nuova a San Lio, rispondendo alle domande dei giornalisti e del direttore Antonello Francica.
Ministro, ma a Venezia è proprio tutto da rifare?
«Questa città è in declino dal 1797, adesso la situazione è grave. E’ un peccato insopportabile, perché Venezia potrà avere un ruolo di primo piano nella nuova geopolitica europea, al centro tra Nord e Sud, tra Ovest e Est. Per questo voglio fare la Grande Venezia. Un sistema che torni a trainare tutto il Nord Est. Ma c’è bisogno di infrastrutture e di pensare in grande, di attrarre capitali».
Può farlo un sindaco part time?
«Questo è un vantaggio. Sto parlando con Scajola per studiare provvedimenti in favore delle aree del territorio in crisi. Ne ho parlato anche con Brugnaro. La stessa cosa farò per le aree demaniali con La Russa, con Alfano per la Città della Giustizia, con Bondi per la Biennale.
L’idea di nominare Sgarbi al Padiglione Italia è sua?
«No, ma la condivido».
Scusi, ma se Lei non diventerà sindaco il governo non aiuterà Venezia?
«Sarà la stessa cosa, io l’ho già fatto ai tempi di Sartor per la chimica».
Ma in questi anni da Roma finanziamenti non ne sono arrivati.
«Si vede che non hanno saputo chiedere».
E’ un fatto che la manutenzione è ferma perché i soldi non sono arrivati.
«Questo è vero. Con la Legge Obiettivo del 2002 il Mose è stato tolto dalla Legge Speciale e finanziato dal Cipe. Il mio compito adesso è quello di portare a completamento il Mose e avviare la nuova Legge speciale, sarà la legge dello sviluppo dell’area veneziana e della sostenibilità».
Il sindaco Cacciari dice che in questi anni Roma non ha mai ascoltato le istanze veneziane».
«Il Cacciari sindaco si metteva contro tutto e tutti. E poi questa cosa la devo dire: cinque anni fa, fra il primo e il secondo turno, mi ha fatto due telefonate. Mi aveva proposto il laboratorio politico. Gli ho dato il mio voto, molti di noi glielo hanno dato. Ma quel laboratorio non c’è stato, siamo stati ingannati».
Veramente negli ultimi tempi sono tanti i progetti che il sindaco ha portato avanti con la Regione di Galan. Quadrante, sublagunare, Lido e palazo del Cinema
«Ha detto qualche sì, ma obtorto collo. In realtà quel laboratorio non c’è mai stato. Mi chiedo perché adesso non si può fare il contrario».
Chiede a Cacciari di votare per Lei?
«Mi rivolgo agli elettori del Pd, all’elettorato di sinistra: buttiamo a mare gli steccati, mi dicano se il mio programma va bene o no».
«E’ un programma che può essere modificato?
«Sono le cose che la città vuole, io dico: parliamone senza pregiudiziali ideologiche. Se chi fa l’opposizione farà proposte intelligenti ne terrò conto».
Ma sulla sublagunare sarebbe disposto a cambiare idea? Non si sa ancora il tracciato, il rapporto tra costi e benefici e intanto si dice sì.
«Intanto mi devono dire se sono d’accordo su quell’idea. Poi si discute, si valuta il tracciato e tutto il resto. L’analisi costi-benefici, e se permettete di queste cose me ne intendo, serve a sostenere la scelta della politica. Ci sono altri punti, su cui anche gli ambientalisti sono d’accordo, come il petrolio fuori dalla laguna, lo stop alla chimica, il via alle bonifiche di Marghera».
Casinò. Lei è d’accordo con la privatizzazione?
«Occorre un’azione moralizzatrice. Lì girano troppi soldi, troppo potere. Ci dà risorse preziose, ma deve essere tolto alla gestione pubblica. Farò un blind trust, della gestione non può essere responsabiale il sindaco. Altra novità che intendo introdurre, la due diligence sul bilancio comunale. Affideremo l’analisi dei conti alla più grande società d’Europa e vedremo cosa ne esce».
Mette in dubbio che sia stato gestito correttamente fin qui?
«Non metto in dubbio niente. Non ho malizia né cattivi pensieri, ma voglio vederci chiaro».
Così si blocca il Comune per un bel pezzo.
«Ma dai, ci vogliono 15 giorni. L’obiettivo è la trasparenza».
Le altre aziende: Brunetta sindaco applicherà lo spoil system?
«Io sono per la meritocrazia. Chi ha fatto bene può rimanere»
Anche Cacciari ha nominato esponenti dell’opposizione nelle aziende.
«Te credo, l’avevamo votato!».
A Venezia una delle emergenze più gravi riguarda la casa.
«Venderò il patrimonio pubblico agli inquilini con ratei di mutuo al costo dell’affitto. Sono 10 mila le case tra Comune e Ater. Così si incassano 600 milioni di euro, si creano 10 mila nuovi proprietari-manutentori e si mettono in moto cifre consistenti per un nuovo Piano casa.
31 gennaio 2010