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Insultato e aggredito dai compagni di scuola, tredicenne moldavo finisce in ospedale

Il ragazzino, studente di un istituto di Mestre, da tempo era preso di mira da un gruppetto di bulli anche per la sua provenienza. La madre ha sporto denuncia e due degli aggressori sono stati individuati. Non hanno ancora 14 anni

Prima gli insulti con riferimento alla sua razza e poi le botte. Aggressioni continue per un ragazzino moldavo di una scuola media del centro. E dopo le cure all’ospedale ora la denuncia alla polizia. Bullismo e intolleranza razziale di cui si occupa il Tribunale dei Minori.

La storia ne ricorda molte altre di questi ultimi anni. Intolleranza verso il diverso di pelle, di razza innescata da bullismo che sempre più permea il mondo degli adolescenti. La vicenda come è stata ricostruita dalla polizia dopo la denuncia della madre e come accertata interrogando anche la preside della scuola media in questione. Il protagonista è un tredicenne moldavo da anni nel nostro Paese.

La madre vive a Mestre regolarmente da otto anni. Il ragazzino da poco frequenta una scuola media del centro. Praticamente da subito è diventato il centro degli scherzi, delle derisioni e della cattiveria dei suoi compagni di classe. Le provocazioni non si sprecano ed iniziano sempre con gli insulti. Insulti cattivi come lo possono essere spesso quelli dei ragazzini che sanno sempre individuare e far leva sui lati deboli dei loro coetanei. Le frasi più ripetute al suo indirizzo sono: «straniero di m...»; «figlio di p....»; «ciccione di m...»; «faccia da gormiti». Così per gradire. Poi quando lui reagiva allora si passava alle maniere forti. Lui non ha mai nascosto di aver replicato alle battute soprattutto quando gli dicevano: «figlio di p...». E puntuali dopo arrivavano le botte.

La situazione è peggiorata martedì della scorsa settimana. Il ragazzino dopo l’ennesima sequela di insulti si è diretto verso casa. Alcuni compagni lo hanno seguito e proprio sotto la sua abitazione lo hanno colpito con calci e pugni. La mamma dell’aggredito è intervenuta, li ha divisi e togliendo uno degli aggressori dal figlio prendendolo per la nuca. Particolare che poi, vedremo, sarà usato contro di lei e il figlio. L’indomani il ragazzino non va a scuola.

Giovedì si ripresenta tra i banchi. Molto probabilmente i compagni vogliono fargli pagare per l’intervento della madre che lo ha tolto dalle grinfie del gruppetto. Ricomincia la litania di insulti: «straniero di m...»; «figlio di p...». Alla replica il pestaggio. Un gruppetto di ragazzini, appena fuori la scuola, lo circonda. In due si accaniscono contro il giovane moldavo. Lo picchiano sodo mentre altri guardano. Alla fine interviene un professore che divide i ragazzini. Mentre gli aggressori vanno a casa il moldavo viene portato in ospedale.

Al pronto soccorso gli prestano le prime cure e viene giudicato guaribile in otto giorni. Ha ecchimosi e contusioni in varie parti del corpo. I medici chiamano la polizia. La madre sporge denuncia. E trattandosi di minorenni questa finisce direttamente alla Procura del Tribunale dei Minori. Vengono sentini dei testimoni e la stessa preside della scuola.

Qualcuno sottolinea che la madre del piccolo per difendere il figlio ha preso per la nuca uno degli aggressori. La preside, invece, sottolinea il fatto che il ragazzo moldavo è un po’ vivace. E quanto pare, a detta di alcuni genitori, non ha intenzione di intervenire perchè tanto i fatti sono avvenuti fuori della
scuola. Nel frattempo due degli aggressori di giovedì sono stati individuati. Non hanno ancora 14 anni e quindi non sono punibili. E i genitori si sono divisi tra chi sostiene che quanto accaduto è molto grave e chi sostiene come, tutto sommato, le colpe sono del ragazzino moldavo. E la scuola?

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