Venezia alle urne, Brunetta: "Sogno la Grande città"

Il programma del candidato del centrodestra: centomila abitanti, 50 mila nuovi posti di lavoro e il Comune a palazzo Ducale. E sul doppio incarico il ministro dice: "Per la città sarà un vantaggio"

    di Alberto Vitucci VENEZIA. Si cambia. Nei prossimi dieci anni Venezia acquisterà 100 mila nuovi abitanti, 50 mila posti di lavoro in più, 25 miliardi di euro di nuovi investimenti. Sede del Comune a palazzo Ducale, sublagunare fino al Lido e Fusina, grandi opere, petroli e chimica via da Marghera, spazi demaniali e finanziamenti dello Stato finalmente disponibili. Parola di Renato Brunetta, ministro Pdl dell’Innovazione che ha illustrato ieri mattina a Ca’ Farsetti il suo «contratto con i veneziani». Candidatura a sindaco e il programma con autografo: «Linee guida della «Grande Venezia 2010-2020, dal declino alla crescita».

    Atmosfera da grandi occazioni, con ospiti d’onore il ministro candidato alla Regione Luca Zaia, l’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso, la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto, lo stato maggiore della Lega e del Pdl veneziano, ex compagni socialisti degli anni Ottanta. Circondato da alleati e sostenitori, protetto da un plotone di poliziotti e carabinieri, scandisce il decalogo della sua amministrazione. Per la «Grande Città» degli anni Duemila, decennio secondo. «Venezia deve passare dal declino alla crescita», dice, «tornare ad essere una città del mondo».

    Si cambia. E il ministro-candidato, seduto in sala giunta sotto il leone di San Marco, è deciso a prendersi la rivincita dopo la sconfitta del 2000. Dispensa sorrisi e battute. «Tranquilli», dice, «in questa campagna elettorale non attaccherò nessuno». Spiega come farà. «Basta con le divisioni sui grandi progetti», attacca, «dividersi vuol dire perdere tempo, costi aggiuntivi. Se diventerò sindaco Comune, Provincia, Regione e governo saranno una quadrupletta. Un’onda verde che possa decidere senza perdere tempo».

    Case pubbliche in vendita. Dove trovare le risorse per le nuove opere e gli investimenti? Tolti i 15 miliardi per le grandi opere, per completare il Mose, le nuove autostrade e la sublagunare, mancano all’appello 10 miliardi. «Lo faremo con il concorso dei privati», dice, «ma anche ricavando risorse dalla vendita delle diecimila case pubbliche di Comune e Ater agli inquilini, 500-700 milioni di euro l’anno».

    I Sinti e gli stranieri. «La città dello sviluppo non ha paura di accogliere gli immigrati. Ma intanto c’è bisogno di sicurezza. Altro che vu’ cumprà e corpi estranei. Quanto ai sinti, sono contrario alla creazione dei ghetti».

    Il doppio incarico. .«Polemica stucchevole. Ho già spiegato che essere ministro per la mia città sarà una forza, un vantaggio. Sarò fianco a fianco con i ministri. Non dovrò andare a Roma per trovare il governo. E poi, anche Cacciari è stato parlamentare europeo, così Veltroni e Costa. E Bassolino da sindaco ha fatto il ministro. Io stavo bene dove stavo. Il partito e Berlusconi mi hanno chiesto di candidarmi. L’ho fatto per amore della mia città. Sarà una grande e bellissima avventura»

    La squadra. Il vicesindaco sarà un leghista? «Ma certo», risponde beato il sindaco di Treviso e segretario della Lega Giampaolo Gobbo. Brunetta è più cauto: «Primum vincere. Di questo parleremo più avanti. Ma tra noi alleati non ci sono problemi. Faremo come in Provincia». L’Udc. Con chi starà l’Udc, all’opposizione a Roma ma al governo con la Lega in Regione? Brunetta tira dritto: «Sulla base del programma che adesso presenteremo alla città siamo disposti anche a nuove alleanze. Saremo leali, come lo siamo stati in Provincia. Ma bisogna essere leali in due. Il nucleo base che governa il Paese può governare anche la città».

    Legge Speciale. «Non succederà più che i soldi tardano ad arrivare. Non si farà soltanto il Mose, per cui mi impegno ad arrivare presto alla conclusione dei lavori. Quanto a Marghera, saranno avviate le bonifiche. Lì c’è stata una grande fase storica del Novecento, ma adesso una fase storica si è chiusa, adesso bisogna cambiare, tenendo presente che ci sono 3 mila posti di lavoro da salvare. E il petrolio dovrà andar fuori dalla laguna».

    Palazzo Ducale. Al più presto, «entro un anno», gli uffici del sindaco e il Consiglio comunale saranno trasferiti in palazzo Ducale. «La Piazza tornerà ad essere il centro del potere veneziano», dice Brunetta, «senza penalizzare naturalmente la sua funzione turistica e culturale. Ne ho già parlato con il ministro Bondi e sto già preparando il piano di trasferimento».»

    Bilancio. Primo atto, annuncia Brunetta, sarà affidare il bilancio del Comune alla prima società di rating del mondo. «Voglio capire come sono state amministrate le finanze di Ca’ Farsetti».
    24 gennaio 2010

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