Orsoni (Pd): «Tanti bengalesi rischiano di perdere il posto. Sarebbe allarme sociale»
Sono centinaia i lavoratori «immigrati» che da anni vivono e lavorano in città e pronvincia e ora, al pari dei colleghi italiani, rischiano di perdere tutto. Ieri, a lanciare l’allarme è stato Giorgio Orsoni del Pd, parlando dei bengalesi che cominciano a perdere il posto alla Fincantieri.
La crisi economica è inesorabile e miete vittime anche tra i lavoratori immigrati (l’11 % della forza lavoro occupata) che negli ultimi dieci anni hanno sopperito alla mancanza di manodopera italiana in tutti i settori produttivi, a cominciare dall’industria e dai settori più «duri», come l’edilizia e la meccanica. Con la riduzione delle commesse di lavoro e i problemi di acceso al credito i primi posti di lavoro a saltare sono quelli dei dipendenti delle piccole imprese che lavorano in appalto (terziste) e con contratti a tempo determinato per conto di grandi industrie come Fincantieri che a Porto Marghera costruisce le grandi navi da crociera, costruite e allestite grazie al lavoro di oltre un migliaio di dipendenti di imprese d’appalto, buona parte dei quali immigrati dall’Est europeo e del lontano e povero Bangladesh.
«Venezia rischia un’emergenza sociale di immense proporzioni - ha detto ieri Giorgio Orsoni, candidato alle primarie del centrosinistra per la poltrona di sindaco di Venezia, a margine di un incontro con gli esponenti delle comunità straniere della città -, con centinaia di immigrati ridotti alla disperazione, se alla Fincantieri di Marghera e nelle ditte appaltatrici si concretizzerà lo spettro dei licenziamenti». «Anche i lavoratori immigrati, cittadini del nostro territorio, vivono con lo spettro del licenziamento se terminate le navi in costruzione non ci saranno altre commesse per Fincantieri - ha sottolineato Orsoni -.
Centinaia di immigrati, soprattutto del Bangladesh, si troverebbero alla disperazione e su Venezia si infrangerebbe una grave crisi sociale. Molti di loro stanno già facendo ritornare le mogli ai propri Paesi e con loro i figli, cioè bimbi nati in Italia che frequentano le nostre scuole e che sono perfettamente integrati nella nostra società». Secondo Orsoni «bisogna mettere mano anche a questo problema creato dalla crisi economica».
11 gennaio 2010