Primarie Pd, primo faccia a faccia tra i candidati

Le sfide della città: il nodo sublagunare, la salvaguardia e Marghera

    VENEZIA. I tre candidati si presentano. Gli sfidanti per le primarie del centrosinistra hanno accettato di partecipare al primo confronto incrociato in vista della sfida del 24 gennaio. Il luogo del dibattito è stata la sede veneziana della Nuova, a San Lio. Gianfranco Bettin, Laura Fincato e Giorgio Orsoni hanno risposto alle domande della redazione della Nuova e del direttore Antonello Francica.

    Intanto grazie per aver accettato il nostro invito. Che effetto vi fa partecipare per la prima volta a una competizione elettorale tra «amici», in assenza di avversari di altri schieramenti?

    ORSONI.
    «Le primarie sono una grande novità e una prova di democrazia. Non sarà una competizione ma una prova per far crescere il consenso e allargare questa maggioranza a forze che finora non hanno partecipato al governo della città, in primo luogo le forze politiche di centro. Per arricchire la base e conquistare un elettorato al di fuori del centrosinistra e per coinvolgere nuove realtà».

    BETTIN. «Condivido questa impostazione. Ci collochiamo nell’ambito di un comune sentire sulla base di valori condivisi. Ma ci sono differenze che le primarie contribuiscono a esplicitare. Io credo che dobbiamo portare avanti un’idea di città che negli ultimi anni tutti abbiamo contribuito a formare. E’ vero che il centrosinistra ha bisogno di essere arricchito da altre esperienze, fin quasi a chiamarlo con altro nome. Non a caso si formano nei territori e nelle città nuove forme di aggregazione civica, esperienze ed energìe fuori della politica. La mia candidatura nasce in quest’ambito nuovo. Abbiamo scelto con le primarie di dare la parola ai cittadini. Il centrodestra decide tra Roma e Arcore».

    FINCATO. «E’ vero che le primarie non stanno ancora nel Dna del nuovo Pd. La gente mi chiede se questa competizione non sarà rischiosa, se non ci spaccheremo tra di noi. Ci sono differenze di storia e alcuni temi che ci dividono. Ma una grande base comune di valori. Sono fiduciosa che riusciremo a fare sintesi per contribuire alla vittoria del centrosinistra».

    Non sentite in qualche modo il rischio che la Lega e il centrodestra, dopo aver conquistato la Provincia, puntino ora seriamente a Ca’ Farsetti?

    ORSONI.
    «Non mi sarei messo in questa avventura se non fossi convinto di vincere. A Venezia il centrosinistra ha una tradizione e una forza che non c’è nel resto del Veneto. La nostra città ha una visione internazionale del mondo che va al di là delle visioni localistiche della Lega. La storia del campo Sinti è stata strumentalizzata».

    FINCATO. «Sì però attenzione. Abbiamo fatto molte cose buone negli ultimi anni ma dobbiamo adesso ri-conquistare anche i nostri elettori. La cultura del centrosinistra è molto radicata in questa città, tollerante e internazionale. Ma certe cose non le dicono soltanto i leghisti, si sentono anche in casa nostra. I problemi vanno affrontati e spiegati. La gente va ascoltata più di quanto si è fatto finora. La mia priorità è il Palazo aperto».

    BETTIN.
    «Non vedo rischi per il centrosinistra. Anche se, è vero, dobbiamo rifondare il patto con i nostri elettori. Quanto ai sinti, la vicenda è stata gestita bene. La vicenda è stata strumentalizzata perché certi leghisti sono razzisti. Noi invece non discriminiamo nessuno. Abbiamo sistemato i sinti in un nuovo villaggio, dove famiglie di cittadini veneziani possono vibvere con i loro bambini in condizioni dignitose. Nel vecchio villaggio saranno invece costruite nuove case per giovani veneziani».

    Uno dei progetti contestati sul tappeto è la sublagunare. Idea che divide, anche in modo trasversale, le forze politiche. Siete favorevoli alla sua realizzazione?

    ORSONI.
    «Io sono convinto che non si debba fare della sublagunare un nuovo Mose sì Mose no, idee contrapposte per partito preso. La sublagunare non deve essere un feticcio. Può essere fatta solo in un’idea complessiva di nuova mobilità, sono i tecnici che devono decidere. Personalmente penso che potrebbe essere utile, se non vogliamo un modello di città stile Disneyland, fondata solo sul turismo».

    BETTIN.
    «La sublagunare è una tecnologìa. La politica deve decidere se è quella appropriata per i prossimi anni. Ma non come si è fatto finora pensando che la modernità sia da una parte e non dall’altra. Bisogna valutare in modo laico quale sarà il suo impatto fisico, l’impatto socioeconomico sui luoghi, i costi. E queste tre cose sono irrisolte, e non si possono risolvere in modo rapido. Bisogna cambiare metodo, introdurre il metodo del problem solving. Non si è fatto finora, perché la discussione è sempre stata politica, prescientifica e poco legata alla complessità dell’ambiente lagunare».

    ORSONI.
    «Sono d’accordo sul metodo. Anche se non è del tutto vero che i nodi siano tutti irrisolti».

    FINCATO.
    «L’impostazione data fino ad oggi è stata solo economicistica. Non si sono confrontati vantaggi e svantaggi, si è parlato prima di Tessera-Arsenale, poi del Lido. Sono in parte d’accordo con Bettin, ma al problem va aggiunta la s. C’è una pluralità di problemi complessi che va affrontata, e finora lo si è fatto solo in modo parziale. Occorre un confronto aperto e trasparente prima di decidere. Si era provato a farlo anche se in modo tardivo con il Mose. Ma lì siamo arrivati tardi a proporre le alternative, perché i lavori erano già stati avviati. Non dobbiamo ripetere l’errore».

    La prima cosa da fare se sarete eletti sindaci.

    ORSONI. «Difficile dirne solo una. Prima di tutto il recupero di Porto Marghera, una nuova mobilità, il governo dei flussi e delle risorse turismo e cultura».

    BETTIN.
    «Il vero nodo è ritrovare l’equilibrio tra la salvaguardia idrogeologica e lo sviluppo delle nuove economie. Va recuperata una visione integrale che sta nella storia di questa città, nei suoi saperi. Qui sta la chiave».

    FINCATO. «L’ascolto dei cittadini, lo stare prima di tutto in mezzo a loro. E confrontare sempre le idee del Palazzo con i cittadini».
    10 gennaio 2010

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