SINTI, LA RIMOZIONE DEL PREFETTO

Se ne va anche un po' di democrazia

    di Antonello Francica Se ne va il prefetto, ma è più giusto dire che è stato cacciato, povero gentiluomo. Un fatto irrituale, per il modo, i tempi e la sostanza che l’hanno ispirato, cioè quel «te la farò pagare» addobbato da atto istituzionale che è figlio della querelle sulla questione del campo Sinti di Favaro. Un dossier, oltretutto, che il dottor Lepri Gallerano, ahilui, s’è trovato sul tavolo ad iter praticamente concluso. Perdinci, questo è ben altro che celodurismo parolaio e da propaganda.

    La Lega, nello stesso giorno in cui Berlusconi le ha ceduto il Veneto, ha mostrato a Venezia i muscoli e il ringhio di un metodo di governo che ricorda figure impettite come quella del presidentissimo Chavez, sempre pronto a menare sculacciate a destra e a manca. Questa di Venezia non è solo la storia di un uomo dello Stato preso a calci dallo Stato; è anche lo show poco divertente dello Stato, questo Stato, che ascolta solo una parte dei suoi sudditi. In questa occasione il burocratese usato dal governo e dal ministero degli degli Interni per annunciare la partenza del dottor Lepri Gallerano è un pannicello caldo poiché l’allontanamento prematuro del prefetto di Venezia, anche se nessuna carta ministeriale lo conferma, non può non essere collegato alla vicenda del campo di Favaro che alla Lega non è mai piaciuto né piacerà mai.

    Questo, va da sé, è legittimo: il Carroccio, come tutti, è e deve essere libero di assumere le posizioni che vuole, e nessuno può eccepire. Quel che stona in questa vicenda è che il ministro degli Interni ha disposto la rimozione del prefetto per saziare una parte politica - la sua - assetata di provvedimenti esemplari. Che sono arrivati con una rapidità straordinaria, dopo un’istruttoria altrettanto fulminea e probabilmente anche sommaria. Funzionasse tutto così... A Lepri Gallerano, a quel che risulta, è stata imputata la colpa di non aver informato il ministro del trasloco del campo Sinti. Una negligenza grave a tal punto da far scattare il trasferimento immediato? Possibile che il Viminale sia diventato d’improvviso così feroce? Che abbia trascurato tutto l’incartamento, più che regolare, sulla vicenda del campo della discordia, attaccandosi a quell’unico neo e senza prendere in minima considerazione il curriculum prestigioso del dottor Lepri Gallerano, uomo di Stato e uomo per bene? Tutto ciò non appare per niente educativo, perché la vicenda del campo Sinti, al di là della diatriba politica, ha seguito comunque un percorso giudicato legittimo da più organi dello Stato.

    Allora, se tutto ciò è vero, come è vero, non si può non pensare che questa svolta muscolare faccia male al prestigio delle istituzioni e alla stessa democrazia. D’ora in poi si potrà pensare che qualunque provvedimento di una qualunque amministrazione di colore diverso da quello governativo potrà essere suscettibile di rivalse delle parti avverse. No, non se ne va soltanto il prefetto di Venezia. Se ne va anche il buon senso e un po’ di democrazia.
    18 dicembre 2009

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