Il presidio era iniziato giovedì scorso. Ma i lavoratori sono pronti a risalire se non si chiuderà positivamente la difficile trattativa sulla cassa integrazione
di Gianni Favarato
MARGHERA Sul fumaiolo alto 176 metri della Vinyls in amministrazione straordinaria ieri pomeriggio sono dovuti salire i tre segretari dei chimici di Cgil, Cisl e Uil veneziane, per convincere a scendere i lavoratori che, a turno, la presidiano da giovedì scorso. Ma i lavoratori sono pronti a risalirci se non si chiuderà positivamente la difficile trattativa sulla cassa integrazione - avviata ieri sera nella sede di Confindustria su invito del Prefetto di Venezia, Michele Lepri Gallerano, che ieri mattina ha convocato il commissario e avvocato Mauro Pizzigati e i sindacalisti dei chimici - tra i tecnici della direzione aziendale e i delegati sindacali delle Rsu di Vinyls.
Per tutta la giornata di ieri - e probabilmente lo faranno anche oggi - i lavoratori hanno bloccato l’entrata alla direzione aziendale con una pila di sacchi e montato una tenda sul prato antistante la palazzina di Vinyls. Molti tra i lavoratori che partecipavano al presidio hanno continuato a lanciare pesanti critiche alla gestione della crisi da parte dei tre commissari straordinari - gli avvocati Mauro Pizzigati e Girgio Simeone e l’ingegnere Appeddu - e del direttore aziendale delegato, Diego Carmello, già presidente di Alcoa Italia e amministratore delegato della Vinyls di Fiorenzo Sartor, accusati di «aver peggiorato i conti dell’azienda, senza trovare nessuna nuova e realistica alternativa imprenditoriale».
La trattativa sul numero dei lavoratori, operai e impiegati, sospesi dal lavoro - a tutt’oggi chiesta formalmente per ben 176 dei 230 dipendenti dello stabilimento di Porto Marghera per un periodo massimo di 12 mesi - la quantificazione delle risorse «in cassa» e il possibile anticipo mensile dell’assegno dell’Inps per i cassintegrati. Il primo problema da risolvere, per i commissari, è l’ottenimento delle fidejussioni bancarie a garanzia del pagamento del 70% delle «utilities» (energia, valore, ecc.) fornite da giugno a settembre di quest’anno dalle società dell’Eni e non pagate da Vinyls che già ha un debito di 100 milioni con Eni. I sindacati continuano a sostenere che il numero degli operai messi in cassa integrazione (145) «non garantisce la sicurezza delle procedure di manutenzione e riavvio degli impianti» che sono considerati «pericolosi e a rischio di incidente rilevante».
Tra i lavoratori che presidiano l’azienda circola insistentemente anche la convinzione che «dietro le quinte» ci sia ancora l’imprenditore trevigiano, Fiorenzo Sartor - venuto anche lunedì scorso dal sindaco Massimo Cacciari, in municipio a Mestre - il quale, si ricorderà, dopo una lunghissima ed estenuante trattativa ha acquistato, nella primavera scorsa, Ineos Italia sull’orlo della bancarotta, per poi cambiarle nome (Vinyls Italia spa) e portare comunque i libri contabili in tribunale e chiedere, con la consulenza dell’avvocato Pizzigati, l’amministrazione straordinaria poi concessa dal ministero allo Sviluppo. Fiorenzo Sartor controlla anche la Videa srl che ha lavorato in agosto alle manutenzioni degli impianti di Vinyls ed è proprietario di Tpv srl, anche questa ex Ineos, e specializzata nella trasformazione in compound di pvc.
24 novembre 2009