Chimica, operai sulle torri per il posto di lavoro

Notte in cima alle torri per i tre operai di Vinyls che stanno portando avanti la protesta dei metalmeccanici dopo l’annuncio della cassa integrazione. Due lavoratori di Montefibre si sono arrampicati su un camino, appendendo un manichino nel vuoto

    di Gianni Favarato MARGHERA. I lavoratori minacciati da cassa integrazione e licenziamenti si sentono sempre più «soli e ingannati» e Porto Marghera sta diventando un campo di battaglia per l’ultimo posto di lavoro da salvare.

    Dopo l’annuncio della cassa integrazione e dell’ulteriore rinvio della ripresa dell’attività produttiva, l’esasperazione dei lavoratori di Vinyls Italia in amministrazione straordinaria era così tanta da far decidere una nuova protesta. Come da tempo si ventilava, ieri mattina - mentre era in corso l’assemblea dei dipendenti di Vinyls che da lunedì prossimo dovrebbero andare in cassa integrazione - alcuni lavoratori hanno scalato un camino e una torre e lì resteranno finché «non ci sarà subito e davvero la ripresa dell’attività produttiva ferma ormai da troppo tempo».

    Tre lavoratori sono saliti sulla torre del del Cv22, una sorta di traliccio alto ben 176 metri - che regge la fiaccola di sfiato dell’impianto che produce cloruro di vinile monomero - e s isono accampati su una pedana posta a circa 90/100 metri d’altezza. Altri due lavoratori, sempre di Vinyls, si sono arrampicati sul camino dell’impianto Cv24 (pvc) alto 50 metri, con un manichino-lavoratore legato al cappio che pende nel vuoto come un impiccato.

    Sotto le due torri occupate, gli altri lavoratori della Vinyls hanno manifestato fino a sera la loro solidarietà e contestato il commissario straordinario, l’avvocato Mauro Pizzigati, e il direttore aziendale, Diego Carmello. I lavoratori non credono più a nessuno, né ai dirigenti aziendali che continuano a governarla malgrado l’abbiano portata al fallimento, né ai commissari straordinari (Pizzigati, Simeone, Appedu) e tanto meno a imprenditori come Sartor che hanno «finto di volerla salvare solo per fare i loro interessi» o il ministro Scajola che annuncia «soluzioni positive che poi non arrivano». L’avvocato Pizzigati e il direttore Carmello hanno cercato per tutto il giorno di convincere i lavoratori ad accettare la cassa integrazione «solo per alcune settimane, così risaniamo i conti e possiamo al più presto ripartire con la produzione».

    «Ma come facciamo a credere a chi ci ha portato a questo punto - hanno urlato per tutta risposta i lavoratori - perché ci mettete in cassa integrazione proprio adesso oche di dovrebbe riavviare gli impianti?». Intanto, in tribunale a Venezia, continua la procedura di confronto con gli 800 creditori di Vinyls Italia che ha accumulato oltre 130 milioni di euro di debito e a tutt’oggi non ha trovato nessun compratore. Fino alla tarda sera di ieri sindacati e Pizzigati hanno cercato di trovare un punto d’incontro, ma le posizioni dei sindacati dei lavoratori è stata irremovibile: «No alla cassa integrazione, sì al riavvio immediato degli impianti». In serata anche due operai della Montefibre, in cassa integrazione straordinaria da mesi, sono saliti su una torre di distillazione alta 50 metri. Montefibre ha cessato l’attività e si prepara a smontare gli impianti che producevano fibre acriliche e a vendere le aree. La loro richiesta, e quella dei sindacati, è di convocare al più presto un incontro tra le parti, per rilanciare l’azienda, ferma da circa un anno.
    20 novembre 2009

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