Il Gruppo nega di aver nascosto al Fisco 680 milioni di euro. Secondo le Fiamme Gialle evasa Iva per 120 milioni
di Carlo Mion
Il Gruppo Pam smentisce qualsiasi evasione fiscale e nega che i suoi vertici siano indagati per frode fiscale, ciò che invece risulta dagli accertamenti della Guardia di Finanza di Venezia e dalla Procura di Padova. Secondo le Fiamme Gialle la società, che ha centinaia di supermercati e decine di ipermercati in gran parte del Paese, con un giro di fatture non corrette, avrebbe evaso 680 milioni di euro. Accertata, sempre secondo i militari del Nucleo di polizia tributaria di Venezia, anche un’evasione di Iva pari a 120 milioni di euro. Evasione maturata, secondo gli 007 del fisco, nella compravendita di prodotti hi-fi, che ha visto coinvolte altre società, i cui vertici sono soggetti a un procedimento penale a Padova.
Ieri il Gruppo Pam Spa in una nota ha precisato: «La società non ha ricevuto atti di accertamento tributario e non esiste alcuna sentenza riportante le notizie apparse sulla stampa». Infatti la società ha ricevuto il verbale di contestazione da parte della Guardia di Finanza, atto inviato contestualmente all’Agenzia delle Entrate e al pm che segue le indagini. Sarà quindi l’Agenzia delle Entrate a inviare il cosiddetto avviso di accertamento tributario. E nel contempo il pm, istruito il procedimento penale. Continua la nota della società controllata dalla famiglia Bastianello: «Nessuna contestazione istruttoria è stata formulata nei confronti di Gruppo Pam Spa in termini di evasione tributaria, non potendosi peraltro qualificare tale un’attività di normali compravendite prive di ogni elemento di anomalia». La Finanza precisa che il verbale di contestazione consegnato alla società è un atto della cosiddetta «istruttoria».
Prosegue la società: «Ciò rimarrebbe vero anche nel caso in cui alcune controparti totalmente estranee fossero poi rimaste eventualmente coinvolte in illeciti non conoscibili e che non riguardano in alcun modo Gruppo Pam SpA». E ancora: «Il gruppo non ha mai compiuto alcuna operazione economica men che legittima e tutte le operazioni sono sempre state correttamente riportate nei bilanci e nelle dichiarazioni fiscali delle società del gruppo. E’ poi principio noto e consolidato a livello nazionale ed europeo che illeciti eventualmente commessi da altri non debbano coinvolgere gli operatori di buona fede».
Di parere diverso sono gli investigatori, che non credono al fatto che la società non spesse che le aziende dalle quali comperava telefonini o televisori non operavano correttamente. In sostanza, col meccanismo messo in piedi, venivano acquistati e rivenduti prodotti hi-fi senza pagare l’Iva. Questo, oltre a garantire un maggiore guadagno alle varie società, alterava il mercato per l’immissione di prodotti sottocosto.
Ma la società «contesta integralmente le accuse ad essa rivolte ed è certa che la sua completa ed assoluta estraneità a quanto contestatole risulterà nelle sedi opportune, essendo assolutamente sereni sul fatto di aver operato, come sempre, nel pieno rispetto della legge». La vicenda è solo all’inizio, anche perchè ora si attendono i risvolti penali di una vicenda che, nella sua prima parte, ha già visto coinvolte oltre venti persone.
12 novembre 2009