Diecimila posti letto agli studenti per battere lo spopolamento

Per gli universitari c’è un’offerta troppo bassa

    Per il Coses, il Consorzio per la ricerca e la formazione, Venezia deve trasformare al più presto gli studenti universitari - dimoranti e pendolari - in nuovi abitanti in modo da contrastare il declino demografico e l’invecchiamento dei residenti, più accentuato in centro storico che nel resto del territorio provinciale. E per raggiungere questo obiettivo è necessaria una politica che punti ad un offerta abitativa espressamente destinata alla domanda studentesca grazie «ad un apporto economico da parte dei soggetti pubblici».

    Secondo il Coses, gli studenti sono il quarto gruppo in termini di quantità per quanto riguarda la composizione della popolazione dopo i residenti, i turisti e i pendolari per lavoro. I due atenei veneziani - Ca’ Foscari e lo Iuav - contano 23 mila studenti, un numero considerevole se si pensa che nel centro storico vivono solo tremila giovani residenti tra i 19 e i 25 anni. Degli studenti universitari il 30 per cento risiede in provincia di Venezia, il 13 proviene da Padova, il 23 da Treviso, il 16 da fuori regione e il 3 sono stranieri. A questi vanno aggiunte 6.400 persone che seguono corsi post laurea e altre che frequentano le università straniere: in tutto «possiamo stimare in più di 30 mila i frequentatori annui delle università veneziane», conclude la prima parte dello studio.

    Si tratta di una cifra considerevole, pari alla metà della popolazione residente nel centro storico, e tra l’altro la tendenza è quella di una crescita, «è previsto, quindi, che anche il fabbisogno di alloggi cresca da quota 11 mila nel 2030 fino ad un massimo di 17-18 mila posti letto» sostiene il Coses. A fronte di questa domanda, «Venezia non dispone di un’offerta abitativa espressamente dedicata all componente universitaria».

    L’Esu copre il 6,3 per cento degli iscritti fuori sede per una totale di 370 posti letto (un posto ogni 16 studenti a fronte di uno a 10 di Padova e di uno ogni 8 a Verona). Altri 730 posti sono messi a disposizione da una ventina di strutture religiose: «In totale, quindi, poco meno di 1.100 posti letto disponibili a fronte di una popolazione studentesca strettamente intesa di 23 mila unità e di un fabbisogno abitativo stimato, nell’ipotesi minima, di 10 mila posti letto». Naturalmente c’è l’offerta privata, ma lo studio ricorda che nel decennio 1995-2005 si è registrato un incremento dei costi di affitto del 140 per cento. Grazie a un’indagine, che ha coinvolto 600 studenti, il Coses afferma che la componente costo rappresenta l’ostacolo maggiore per il 46,5 per cento delle risposte, per quanto riguarda l’interesse a trovare una sistemazione veneziana.

    Mentre, per quanto riguarda la sistemazione in una residenza universitaria, le componenti che maggiormente incidono sono quella della localizzazione e quella della stanza singola o doppia. Ricordando, infine, l’importanza dell’apporto economico pubblico per la costruzione di nuove residenze studentesche, il Coses - nello studio commissionato da Fondazione Venezia - sottolinea la necessità di mix funzionali delle strutture per utilizzi in grado di elevare il livello di ritorno dell’investimento.
    10 novembre 2009

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