di Michele Bugliari
Con la prima assemblea dei lavoratori al capannone del Petrolchimico dopo l’estate, ieri pomeriggio è iniziato l’autunno caldo dei chimici di Porto Marghera. Disperazione e rabbia i sentimenti; la riunione, durata dalle 14 alle 17.30, è stata aperta da Maurizio Don, segretario provinciale della Uilcem, che ha dettato la linea della protesta ai 300 lavoratori presenti. «Chiediamo - ha detto il sindacalista - che sia convocata al più presto una riunione al ministero dello Sviluppo Economico sul caso Vinyls e per quel giorno organizzeremo due pesanti iniziative di protesta: una a Roma con le istituzioni per la quale il sindaco Massimo Cacciari e l’assessore provinciale Paolino D’Anna hanno garantito la loro adesione, e una sul territorio. Per farci sentire da Eni, sarà inevitabile anche una manifestazione davanti alla portineria 9 del Petrolchimico, accesso di Polimeri Europa».
La linea confermata da Riccardo Colletti segretario di Filcem-Cgil e da Massimo Meneghetti di Femca-Cisl. Ma la prospettiva di una protesta davanti alla portineria 9 ha riacceso le vecchie divisioni tra lavoratori di impianti in funzione (Polimeri) e quelli fermi (Vinyls) che erano emerse la scorsa primavera, quando la polizia era intervenuta per garantire l’accesso agli operai di Eni, mentre quelli dell’ex Ineos manifestavano.
Dice un lavoratore: «Gli operai degli impianti chiusi devono andare a bloccare i siti produttivi ancora in funzione? C’è un nemico da combattere: l’Eni? Ma crediamo ancora a queste fiabe? Basta bloccare le strade». Opposto il punto di vista di Roberto Causio, lavoratore di Vinyls, che ha tuonato: «C’è chi tenta di impaurire i lavoratori di Polimeri, dicendo che se blocchiamo la portineria 9 c’è il rischio che Eni chiuda gli impianti. Figuriamoci se una grande multinazionale chiude una fabbrica perché dei lavoratori bloccano la portineria».
Giuseppe Callegaro della Femca-Cisl, invece, è sbottato: «Con tutte le crisi che abbiamo in piedi: Vinyls, Montefibre, Sirma, Solvay e quant’altro, qui dovremmo essere il triplo di quelli che siamo. Tutte le proteste di questi anni non sono bastate, dovremmo imparare dai chimici della Sardegna che hanno ottenuto la riapertura del cracking. Se i sardi avessero il ponte della Libertà lo bloccherebbero in continuazione, noi l’abbiamo fatto poche volte. Noi abbiamo saputo fare solo il harakiri del blocco alla portineria 9. Abbiamo manifestato per dieci anni contro Eni e ci siamo lasciati prendere in giro da Ineos e da Vinyls. Dovremmo manifestare anche al porto, contro l’Autorità portuale che pensa al futuro di Marghera senza chimica e solo con la logistica».
Toccante la testimonianza di Stefano Bobbo, lavoratore di Vinyls, che ha detto: «E’ da dicembre che non lavoro, prendo lo stipendio ogni mese e mi vergogno, perché ci sono colleghi senza nessuna forma di reddito». «La politica ci ha aiutato in alcuni momenti ma poi ci ha abbandonato - ha affermato Meneghetti - forse perché ci sono cose più importanti di noi, come le elezioni e le Olimpiadi del 2020 che ci daranno una grande opportunità: diventeremo tutti atleti».
06 ottobre 2009