Tessera, Marghera, il Lido, San Giuliano sono le possibili aree della città dove si potrebbero tenere gli eventi delle Olimpiadi 2020, se sarà scelta la città di Venezia
di Mitia Chiarin
A spingere per la candidatura di Venezia sono in molti, dal governatore Galan al ministro Maroni. Le idee non mancano, spiegano gli assessori comunali Sandro Simionato e Laura Fincato. Lo stadio e il palazzetto dello Sport, da costruire nel Quadrante di Tessera, potrebbero essere parti di un sistema diffuso di impianti che potrebbe coinvolgere Verona, con lo stadio dei mondiali del 1990, e il campo di atletica di Padova. Per la maratona nessun problema: l’esperienza della Venice Marathon e il suggestivo arrivo in piazza San Marco sono una certezza. Ancora, si pensa al Lido di Venezia per la vela e l’ippica, coinvolgendo il forte di Sant’Andrea, mentre a San Giuliano dove il Comune ha nel cassetto da anni il progetto del nuovo Polo Nautico, si potrebbe pensare all’idroscalo per il canottaggio. Surf e Beach volley sono pratiche congeniali per la spiaggia di Jesolo.
Invece, Marghera con il progetto del recupero del waterfront potrebbe ospitare il grande villaggio olimpico. E si torna a parlare di una nuova piscina da 50 metri tra Marghera e Tessera. Si parte da qui nella discussione per organizzare la candidatura di Venezia a città delle Olimpiadi del 2020. Un affare che vale almeno 15 miliardi di euro. «Da un lato c’è lo sviluppo nel Quadrante di Tessera con stadio e palazzetto dello sport, dall’altra la riqualificazione degli impianti esistenti, come le piscine, a partire dall’abbattimento dello stadio Baracca. Avremo anche il nuovo palazzetto di via della Fonte a Marghera. Di certo Tessera con lo stadio e il palazzetto dello sport avrà un ruolo importante - dice l’assessore ai Lavori Pubblici Laura Fincato - perché dobbiamo pensare a quanto centrale sarà quest’area nel 2020: dotata di collegamenti con l’alta velocità, il metrò di superficie, l’autostrada, l’aeroporto, i parcheggi».
Sul fronte delle piscine, la partita è aperta. C’è il progetto di un nuovo impianto a Favaro, in forse quello di Marghera in via delle Macchine. Simionato, assessore allo Sport, guarda all’esperienza di Atene. «Lì realizzarono impianti natatori prefabbricati che poi smontarono. Potremmo fare la stessa cosa. Dove? E’ prematuro parlarne ora - dice - Il problema di fondo è ragionare su strutture che siano di grande ampiezza per l’evento Olimpiadi ma che poi, finita la manifestazione, restano agli enti locali con altissimi costi di manutenzione. E’ una questione da affrontare con attenzione e per questo penso che non basti Venezia ma ci voglia una visione d’area con Verona e Padova».
05 ottobre 2009