Quotidiani locali

Omicidio-suicidio a Campalto
Tre ore di vuoto poi gli spari

Lui l’aveva picchiata: per questo lei se ne voleva andare

MESTRE. L’aveva picchiata ad agosto quando aveva capito che la stava perdendo. E’ stato l’episodio decisivo, che aveva spinto Emanuela Pettenò a separarsi dal marito Domenico Digiglio, dopo un matrimonio durato più di 25 anni e durante il quale sono nati tre figli.

Gli investigatori della Squadra Mobile, che indagano sull’omicidio-suicidio di via Cimitero a Campalto, stanno ancora lavorando per ricostruire le tre ore di vuoto che vanno da quando Domenico Digiglio esce per incontrarsi con la moglie, all’1.30 di sabato notte, alle 4.20 circa di domenica mattina, quando telefona al figlio per dire che si sarebbe ammazzato, ma prima avrebbe ucciso la moglie.

Tre ore durante le quali i due devono aver discusso e forse rinfacciati episodi e incomprensioni di una vita. Tre ore che gli agenti, molto probabilmente, non riusciranno mai a ricostruire con precisione. Perché per il momento non sono stati trovati testimoni che abbiano visto dove i due sono andati e cosa abbiano fatto. Non è chiaro se sono arrivati in via Cimitero subito dopo che moglie e marito si sono incontrati a Marghera per parlare, per chiarirsi come le aveva chiesto lui. Di sicuro la Citroen C2 è arrivata sul luogo della strage almeno mezz’ora prima del dramma.

Questo stando al racconto dei campeggiatori tedeschi che erano lì da diverse ore e che avevano scambiato quell’auto per quella di alcuni cacciatori.

La storia assume toni ancora più agghiaccianti se si pensa che la telefonata al figlio Loris, per annunciare l’intenzione di uccidere e di suicidarsi, è proprio Digiglio a farla.

Una telefonata che altro non è che il messaggio dell’uomo alla famiglia. Quello che solitamente altre persone che uccidono e si suicidano lasciano scritto da qualche parte. Quando Domenico chiama Loris dice: «Mi uccido con la pistola della mamma e uccido anche lei. Siamo vicino al cimitero di Campalto». E riattacca.

Pochi attimi minuti e il ragazzo ha già avvertito la polizia. L’operatore del 113 prima chiama sul cellulare dell’uomo ma lo trova spento. Quindi fa una telefonata su quello di Emanuela. Lei risponde chiedendo aiuto, dice di aver paura. Ma in quel momento il marito le strappa il cellulare e grida: «Mi uccido, voglio farla finita. La mia vita è rovinata». Chiude la conversazione senza però accennare al fatto che di lì a qualche attimo avrebbe ucciso anche la moglie.

I poliziotti hanno passato al setaccio la camera dell’uomo e il computer in cerca di elementi utili per capire da quanto tempo aveva deciso di chiudere con la vita in questa maniera tragica e portare con sé nell’altro mondo anche la moglie. Ma
nulla è stato trovato. Nessun elemento utile a questo.

L’unica frase che lascia capire come la situazione famigliare non fosse certo serena l’uomo l’ha scritta, diversi mesi fa, sul profilo della sua pagina su Facebook. Alla voce situazione sentimentale ha scritto: relazione complicata.

TrovaRistorante

a Venezia Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics