Alla Mostra il giorno di Chavez nel film-documentario di Stone

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    VENEZIA. C'è attesa alla Mostra del Cinema, per l'arrivo del presidente del Venezuela, Hugo Chavez, invitato da Oliver Stone alla prima del suo film-documentario 'South of the border', fuori concorso in Sala grande alle 17,15. Chavez, viene sottolineato dagli ambienti della Biennale di Venezia, arriverà come invitato personale del regista Stone, che ha dedicato proprio al leader socialista il suo nuovo film. "Il presidente Hugo Chavez qui al Lido per il mio documentario? Non posso dire né sì, né no".

    Oliver Stone è totalmente reticente di fronte a questa domanda in una conferenza stampa in cui non fa che ribadire con forza quello che ha già sostenuto in 'South of the Border' (il titolo è ispirato a una canzone di Sinatra, ndr), documentario fuori concorso al Festival di Venezia. Ovvero che molti paesi sono considerati dagli Usa e da molta stampa internazionale 'non democratici' (come Argentina, Cuba, Venezuela, Paraguay, Brasile e Bolivia) solo in maniera strumentale. Si avrebbe paura della incapacità da parte degli States di un vero controllo di questi Paesi perpetrato fino ad ora dai prestiti del Fondo Monetario Internazionale (FMI). "Il Fondo - dice - non è certo popolare nei sette paesi che ho incontrato e devo dire che Hugo Chavez è stato il primo a sfidarlo. Solo ultimamente - aggiunge - sono stati previsti 180 milioni di dollari solo per l'America Latina".

    E la passione che il regista di Platoon ha verso personaggi come Chavez diventa ancora più evidente alla domanda di un giornalista che gli fa notare come nel suo docu non ci sia traccia delle molte proteste contro il presidente. "Chavez - dice - è stato eletto da un voto popolare in ben dodici distinte elezioni. E il Venezuela poi ha avuto con lui un chiaro miglioramento economico".

    'South of the Border' nasce anche "per combattere il livello di stupidità della stampa, un fenomeno questo davvero impressionante". Insomma il sogno che vorrebbe spezzare la politica degli Stati Uniti è, come spiega lo sceneggiatore del documentario, Tariq Ali "lo stesso di Bolivar, ma non attraverso le armi. Ovvero un'area sudamericana che abbia il suo status, la sua influenza e una moneta unica. Per cinquant'anni questo è stato impossibile anche grazie alla politica del Fondo Internazionale Mondiale".

    E che ci sia in quella grande regione una sorta di laboratorio politico della sinistra in 'America-Latina' è una cosa che riconosce anche lo stesso Oliver Stone: "si è quello che sta accadendo dagli anni Ottanta. Una cosa in qualche modo voluta proprio da Chavez, e non solo, e che si ritrova contro non solo il gigante degli Usa, ma anche le multinazionali". Oltre al progetto, per ora abortito, di fare un documentario sul leader dell'Iran Mahmud Akmadinejad, c'è chi gli chiede se avrebbe voglia di fare un documentario su Berlusconi: "avete tanti bravi registi in Italia come Sorrentino e Moretti, anzi lui l'ha già fatto. Tocca insomma ai registi italiani".
    07 settembre 2009

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