Luciano Ligabue studia da giurato. Ha chiesto tutti i film dal 2004 dei registi in concorso quest’anno
di Enrico Tantucci
Un Luciano Ligabue che fa già «i compiti a casa», tanto da aver chiesto alla Mostra di fornirgli i Dvd dal 2004 di tutti i film dei registi in concorso quest’anno, per documentarsi al meglio nel suo ruolo di giurato del Festival che lo ha consacrato a suo tempo, oltre che come cantautore, anche come cineasta con Radio Freccia. Un Michael Moore che ha chiesto a marzo - prima del Festival di Cannes - che il suo attesissimo film-documentario Capitalism: a Love Story sulla crisi economica mondiale, fosse proiettato invece a Venezia. Ma anche una lunga lista di film per cui le case produttrici hanno voluto che il Festival di Venezia fosse l’effettiva rampa di lancio prima dell’uscita sul mercato.
Sono alcuni dei molti motivi di soddisfazione che Marco Müller - ormai signore incontrastato della Mostra del Cinema di Venezia - elenca alla vigilia dell’apertura dell’edizione numero 66 del Festival, inaugurato stasera con Baarìa di Giuseppe Tornatore. Un film politically correct anche in salsa leghista - secondo i dettami di valorizzazione dialettale già enunciati dal ministro Luca Zaia anche per le fiction - visto che gli attori recitano in siciliano stretto con sottotitoli in italiano... Ma, al di là delle battute («ormai si doppiano anche in ticinese classici come Casablanca», ricorda), Müller il Cinese, anticipando che il film a sorpresa del concorso sarà, probabilmente, un sesto film made in Usa, ostenta un’imperturbabile tranquillità.
Non lo sfiorano neppure i sospetti che l’overdose di italianità che quest’anno calerà sulla Mostra, possa anche essere una risposta ai ripetuti inviti del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi al fatto che il Festival diventi sempre più una vetrina del cinema italiano. «Sono balle - replica - perché l’esigenza di dare più spazio al cinema italiano era sentita comunque dalla Mostra e per questo è stata creata la nuova sezione Controcampo Italiamo, per film meritevoli che altrimenti non avrebbero trovato spazio nelle due sezioni principali del concorso e di Orizzonti. In più, abbiamo preso atto di un’annata particolarmente buona per il nostro cinema, come per quello francese e americano, e questo spiega i quattro film in concorso: per il presidente della giuria Ang Lee e per gli altri giurati la scelta non sarà facile, anche se ho fiducia nelle sue capacità di convincimento».
In effetti, la corsa al Leone d’Oro sembra quest’anno soprattutto un affare tra Italia, Francia e Stati Uniti, che in tre assommano quasi i due terzi dei film in concorso. Ma Müller spende una buona parola per il film di Michael Moore («è il suo film più maturo e più denso, con un ritmo quasi musicale») e anche per quello d’esordio dello stilista Tom Ford («altrimenti non lo avremmo inserito in concorso»). «La cosa di cui sono più soddisfatto - conclude il direttore - al di là dei film, è la nuova logistica della Mostra, con una sala in più e un’organizzazione più funzionale. Certo, la crisi economica si farà sentire anche su questa edizione, tutti cercano di “tagliare”, ma grazie anche agli sponsor, noi riusciremo a tenere».
02 settembre 2009