Slogan attribuito alla Lega di Mirano. Ma il Carroccio: «Uno scherzo di cattivo gusto»
MIRANO. «Immigrati clandestini: torturali! E’ legittima difesa». Invito choc su una pagina di Facebook attribuita alla Lega Nord di Mirano. Immediata arriva la dissociazione: «Uno scherzo di cattivo gusto», lo definisce il segretario della sezione locale Fabiano Dalla Venezia.
Intanto però la bufera coinvolge tutto il partito. La pagina aperta sul social network, con 430 contatti, annovera tra gli «amici» Umberto Bossi, Roberto Cota, Massimo Bitonci e Francesca Zaccariotto. Non mancano i politici locali, a cominciare dal vicesindaco di Mirano Alberto Semenzato. Nell’elenco figura poi la folta schiera di sezioni del partito, da Scorzè a Quarto d’Altino, da Susegana a Quinto, da Portogruaro a Padova. E ancora Mestre, Jesolo, Chioggia, Musile. Insomma, tutta la rete padana. La notizia rimbalza subito oltre i confini veneti, diventando pietra dello scandalo a livello nazionale. Il primo a intervenire è Walter Veltroni del Pd: «Stamattina - dice - aprendo Facebook ho visto una e-mail inviatami da un’amica: è la foto che la sezione di Mirano della Lega usa come immagine del profilo. Un manifesto col simbolo della Lega e sotto la scritta: immigrati clandestini, torturarli è legittima difesa. Credo che questo sia inaccettabile e contrario a ogni forma di civiltà, prima ancora che alla nostra storia e alla nostra tradizione di emigranti». Veltroni chiede subito al ministro dell’Interno Roberto Maroni di adoperarsi perché la pagina sia cancellata.
In poco tempo l’immagine del profilo fa il giro del Paese, sbattuta in prima pagina da tutti i maggiori quotidiani on-line. La Lega Nord di Mirano viene subissata di chiamate. Molte sono di militanti leghisti che si dissociano dal manifesto, chiedendo cosa stia accadendo. «Siamo vittime di un’altra bomba, stavolta mediatica» afferma il segretario di circoscrizione miranese Roberto Lazzarin. Il riferimento è all’ordigno fatto esplodere davanti alla sede di Spinea del partito la scorsa primavera. «Nulla di tutto ciò è stato autorizzato - continua Lazzarin - denunceremo i responsabili». Si dissociano anche i leghisti miranesi: «Una polpetta avvelenata - le definisce il segretario locale Fabiano Dalla Venezia - a Mirano non abbiamo nemmeno una sede, figuriamoci un sito internet. E’ uno scherzo di cattivo gusto, se non peggio. Avvieremo tutte le indagini interne necessarie e se i responsabili fossero leghisti verranno subito allontanati».
Arrivano anche le dichiarazioni dei big. «Siamo di fronte a una vera e propria truffa - afferma il capogruppo alla Camera Roberto Cota - è stato utilizzato un manifesto patacca che la Lega non ha mai stampato. Detto questo, esiste un problema di regole. Io ho fatto rimuovere subito l’amicizia a questa fantomatica pagina e segnalato la truffa al gestore. Lo stesso farà Bossi».
Tra l’altro il manifesto «patacca» sarebbe stato disegnato nel 2004 da Mauro Biani che in un sito denominato «Totò for presidente - Resistenza arcobaleno contro la politica grigia» aveva creato dei manifesti anche in funzione anti Lega. E sul sito c’è infatti lo stesso manifesto. Qualcuno, dunque, l’avrebbe prelevato da questo sito e «postato» su Facebook.
Sta di fatto che l’iniziativa ha creato subito un contro-gruppo di protesta. Il titolo è prima di tutto una richiesta: «Cancelliamo la pagina della Lega Nord di Mirano». Il gruppo macina 2000 utenti in poche ore e da ogni angolo d’Italia mentre quello della Lega di Mirano si spopola inesorabilmente.
28 agosto 2009